Con Terminal Reckoning gli Insision tornano a fare male
Tornano gli svedesi Insision (per la quarta volta su full-length) e lo fanno – nemmeno a dirlo – a modo loro. Pochi fronzoli e tante muraglie da dover tirare giù prima di arrivare alla conclusione dei minuti previsti. La band, ancora una volta, dimostra di saperci fare, di saper fluttuare dentro un’area specifica disposta fra l’ottimo e il comunque sufficiente. Diciamo che a prescindere, un certo traguardo con loro lo dai per scontato per prassi. In Terminal Reckoning non troveremo di certo il disco che ci cambierà la vita, ma una giornata storta è certamente in grado di raddrizzarla per mezzo della sua deflagrante imponenza.
Sebbene non contenga quella “specialità” sporca racchiusa nel debutto Beneath the Folds of Flesh, il nuovo disco fa il suo corso e ha un suo perché, proseguendo dovere il percorso di Ikon (2007), assaggiato solo per metà sull’ottimo EP End of All (2011, esordio su Sevared Records, è già passato troppo tempo, diamine!).
Mezz’ora di efferatezza lucida e di colpi ben assestati
Mezz’ora abbondante con il piede tenuto sospeso sopra l’acceleratore. Il ritmo sarà difatti perlopiù “insistito” e vorace. Apparentemente veloce, anche se a tratti ci renderemo conto di come la vera velocità sia ben altra cosa (la definirei “lucida efferatezza”). E loro questo lavoro riescono a farlo più che bene. Gli ingranaggi sono ben ingrassati e “pastosi”, ti prendono di getto senza procurare alcuna distrazione (e ciò è sempre un bene), lasciandoti lì, appeso, a godere di mirabolanti coltri di andamenti mortali. La tracklist rappresenta una sorta di “corazza protettiva”. Sarà difficile fare emergere qualche preferenza e in questi casi, devo dire, è molto meglio così. Qualche lampo tuttavia riuscirà a rimanere incastrato nella testa. Mi vengono in mente l’arcigna Ominous Spiral, il riffing ipnotico di Shapeshifting, i passaggi tecnici di XXVI.II.MMXIV o la quiete malsana che si respira sulla lenta Old Ways (il basso!!).
La furia è devastante, i ritmi pronti a ribollire nel sangue grazie a una produzione capace di esaltare ogni componente del loro implacabile e martellante brutal death metal (particolarmente avvincente il pedale e il lavoro generale della batteria, inappuntabile la prestazione canora di Carl Birath). In maniera lenta ma viscerale ci renderemo conto di quanto Terminal Reckoning sia gran buona cosa. Gli Insision hanno confezionato un bellissimo regalo per chi vuole, ancora oggi, spassarsela con del sano e solidissimo death metal. Ancora non mi capacito di come così raramente il loro nome venga menzionato in giro.
Cerchiamo quindi di rimediare. Magari partendo proprio da questo nuovo capitolo che tanto bene, da subito, si fa volere (anche se sarebbe opportuno ripassare le opere passate).
-
- 70%70%
Summary
Sevared Records (2016)
Tracklist:
01. Among Us
02. Ominous Spiral
03. Infected
04. Shapeshifting
05. Old Ways
06. Cold Air
07. XXVI.II.MMXIV
08. Resist


