Stilla – Till Stilla Falla: quando la Svezia estrae dal cilindro le sue meraviglie
La Svezia delle meraviglie: quando ci si mettono non c’è nulla che tenga. Mossi da una precisa volontà, arrivano dritti al nocciolo dell’essenza senza bisogno di troppe spiegazioni. Arrivava senza preavviso l’esordio Till Stilla Falla, ovvero quel classico disco che dapprima ti cattura grazie al “pezzone” di turno (nello specifico: Aldrig döden minnas), salvo poi prenderti completamente sulla distanza, facendoti rendere conto di quanto ti sbagliavi inizialmente nel considerare il resto della facciata di un “livello inferiore”.
Gli Stilla ci azzeccano anche con il colore di copertina. La loro musica sarà difatti proprio di quella tonalità, un qualcosa in disuso che torna a riemergere prepotentemente. L’uso di una tastiera “vintage” irrompe ed estrania, ma non appare mai come soluzione fuori luogo o “tirata ad indovinare” e poi casualmente riuscita. Conturbante, sotto certi aspetti spiazzante e nebuloso, ma quando decidono di prenderti per mano ti fanno intravedere davvero delle meraviglie.
Dalla scarnezza apparente alla ricchezza di idee
Sono magistrali negli incastri di Tidlösa vindar, dove l’atto d’autentica creazione è sviscerato in appena cinque saldi minuti di progressione. La coltre di nubi andrà formandosi lentamente (e mano a mano con gli ascolti), diventando letale per quanto risulti viva. Viva perché questo suono letteralmente respira, respira grazie a una produzione che ci infarcisce di ogni primizia immaginabile/possibile. Un disco che sembra scarno a primo acchito, ma che poi scopri essere pieno zeppo di idee, di classe, con diverse situazioni a sovrapporsi in continuazione mentre noi saremo intenti a volerle acchiappare tutte. Ma quasi falliremo in ciò, perché nel mentre di prenderne una, ecco l’altra spuntare per distrarci. Ecco, è esattamente questo Till Stilla Falla: inafferrabile.
Oltre a tutto questo, su certe divagazioni protratte più a lungo del normale riesce a conferire anche un certo grado ipnotico, qualcosa che ti “fotte il cervello sì, ma con estrema classe”. È solo a quel punto che realizzi come l’unica possibilità sia quella di subirlo senza porsi troppe domande. Certo, c’è da chiedersi dove andranno a finire con le prossime release, perché un qualcosa di così classico e personale allo stesso tempo è davvero difficile da trovare e realizzare. Un classicismo bilanciato e conscio della propria grandezza, tanto che sembra quasi di esserci dentro da sempre quando parte il riff principale di Askormen, mentre in realtà saremo appena a metà di questo particolare viaggio.
Una bellezza che si rivela solo dopo una certa sfida
E qui mi allaccio al fatto che non sia così semplice cibarsi di tutta questa meraviglia. Qualcuno potrebbe perdere presto la bussola, lasciare infine perdere poiché troppo esausto. In fondo certe bellezze assumono connotati superiori solo grazie al loro essere “così difficili da raggiungere”. Till Stilla Falla è esattamente una di queste, perché sul suo valore sono pronto a scommettere senza alcun timore di perdita.
L’elevazione vocale/strumentale di Hinsides dagen è completa nella sua alchimia, tetra e innaturale dissolvenza. Digressioni mesmerizzanti su Allt är åter vedono il suggello di una prestazione vocale al di sopra delle righe, accentuata, “grossolana” e a modo suo teatrale. Alla title track spetta il compito di chiudere la faccenda. Sorta di controparte della iniziale Tidlösa vindar, solo che l’irruenza farà spazio a una quiete solo apparente e sicuramente straniante.
Chissà se questo disco prenderà il giusto valore invecchiando. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di realmente importante. A volte bisogna osare, anche se solo il tempo avrà ragione, l’ultima parola, e solo quando sarà il momento propizio.
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Summary
Nordvis Produktion (2013)
Tracklist:
01. Tidlösa vindar
02. Aldrig döden minnas..
03. Askormen
04. Hinsides dagen
05. Allt är åter
06. Till stilla falla


