The Hundredth Name: l’esordio pronto a consacrare i Demon Lung nel regno Doom Metal
Gli americani Demon Lung entravano nel 2013 con la prepotenza dei veterani tra le nuove “rivelazioni del doom”. Realizzare e vivere la bellezza del debutto The Hundredth Name è stato per me bellissimo, a partire da quel sound che attinge senza pietà da mostri sacri quali Black Sabbath, Candlemass e Solitude Aeturnus, ma lì non si ferma: decide di spingersi verso una rinnovata potenza, verso una nuova epoca di lentezza e malevolenza (direi meno epica e più “horror”). Non mi ha stupito la presenza della Candlelight Records dietro l’uscta (un vero segugio di razza). La bontà del lavoro sarebbe intuibile anche a un sordo, ma in questi casi conta arrivare prima degli altri, e loro ci sono riusciti.
Otto i pezzi inclusi, tutti pronti a bramare oscurità e sensazioni occulte (ben introdotte dalla copertina, quella giusta al momento giusto), giostrati al meglio dalla singer Shanda Fredrick. Il doom metal ormai si sta rigenerando anche grazie all’uso della voce femminile ve ne eravate accorti? Shanda sembrerebbe nata con un’unica e costante colonna sonora nel cervello: è incredibile il feeling che riesce a sprigionare, persa fra trame misteriose e tenebroso fluttuare. In pratica: un puro “oltretomba” su corde vocali.
Ma non si resta stupiti solo dalla strabiliante prestazione di Shanda. Il sound è costruito con l’unico obiettivo di “incastrare a sé” l’ascoltatore, per poi inglobarlo in una sfera dalla quale sarà impossibile uscire, o anche solo esprimere la più piccola sillaba di “spensieratezza”.
La porta d’ingresso: Binding of the Witch diventa subito possessione
La produzione è la classica ciliegina sulla torta: aumenta “la vibrazione” in maniera tosta e sicura, e noi restiamo semplicemente schiavi di questa musica così funerea, ma al contempo semplice e inafferrabile.
L’unico “errore” che potrete concedervi è quello di entrare in contatto con l’opener Binding of the Witch: errore che vi porterà inevitabilmente a scoprire il disco nocciolina dopo nocciolina, in maniera sacralmente ossessiva. È pura estasi sonora quella della opener, che per la sua prima metà spiazza con un inizio da “trip apocalittico”, per poi incatenarsi alla pelle nel momento in cui Shanda prende le redini del tutto. Non si può davvero esigere di più come biglietto da visita.
Riff che vibrano e rimbombano, potenti pale che scavano senza sosta lasciando solchi da riempire: saremo noi la “materia” che ci dovrà finire dentro. Nessuna sorpresa a riguardo. I ragazzi sono mossi da un’ispirazione divina, lo capisci di fronte alla semplicità di Devil’s Wind, un pezzo definibile convenzionale ma che non ti fa assolutamente pesare in nessun momento la sua condizione.
Musica che annienta e il fondamentale lirismo oscuro di Shanda Fredrick
Annichiliti, esterrefatti, non si ha la minima possibilità di proferire parola di fronte alla loro musica. Una musica che arriverà a spianare tutto ciò che si troverà davanti. Così arrivano le note funeree di Eyes of Zamiel a scandire il ritmo, prima di finire nel “trionfo occulto” di A Decade Twice Over a Day (segnato da tastiere pronte a tinteggiare di muffa il tutto), dove il lirismo di Shanda ricorda in qualche incredibile maniera quello di Kristoffer Rygg.
Heathen Child è rocambolesca nel suo passare da ritmi rapidi al nero più assoluto, fino a un lugubre e cinereo finale. Parte alla Iron Maiden la successiva Hex Mark, ma tranquilli: i cardini doom non verranno mai smossi di un solo centimetro dal loro posto. Negativissima poi Hallowed Ground, traccia che segna i massimi oscuri di tutto The Hundredth Name. Attimi latenti prima di lasciare il posto all’apoteosi finale recante il nome di Incantation (The Hundredth Name). Il respiro verrà perso, lasciato chissà dove, in mano al connubio chitarre/voce.
I Demon Lung ci fanno ascoltare cose già sentite, certo, ma in qualche modo riescono maleficamente ad “amplificarle”, a mitizzarle a loro favore. In ogni caso: che cazzo di esordio!
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Summary
Candlelight Records (2013)
Tracklist:
01. Binding of the Witch
02. Devil’s Wind
03. Eyes of Zamiel
04. A Decade Twice over a Day
05. Heathen Child
06. Hex Mark
07. Hallowed Ground
08. Incantation (The Hundredth Name)


