Tristana – Virtual Crime

Terzo lavoro per gli slovacchi Tristana e spiccato restyling in corso rispetto al sound più classico esibito in precedenza. Si foderano così le pareti con ingredienti moderni ma affabili, istinti […]

Terzo lavoro per gli slovacchi Tristana e spiccato restyling in corso rispetto al sound più classico esibito in precedenza. Si foderano così le pareti con ingredienti moderni ma affabili, istinti ora cyber ora alternativi, tocchi industrial, power-zuccherosi e via dicendo, una formula “mista” dalla spiccata propensione melodico che sulla carta dovrebbe deludere ben pochi esploratori sul campo. Forma ineccepibile, canzoni che cercano di prendere senza far uso di particolare forza o di campati-arzigogolati stratagemmi, finendo presto nel bel mezzo di un vicolo cieco abbastanza mediocre e ben poco propenso alla “voglia” di riascolto.

Da una parte i Tristana non commmettono drastici errori, è vero e facilmente appurabile, ma dall’altra siamo ben lungi dal ricevere fra le mani un prodotto che possa venir in qualche modo ricordato nel tempo. Belli nella forma, nella professionalità e pure nella produzione, ma le cose rimangono lì immobili, non riescono a fare quel passo in più che possa far scaturire la tanto sperata scintilla. Ci riescono bene solo su Bloody Snow (come usare a proprio favore la parola “miele”) e Lost the Whole Life per quanto mi riguarda, il resto rimane a giocarsi una piatta “partita fra poveri” che per carità riuscirà a pure a far breccia nel cuore di qualcuno, ma per il mio –in tal occasione- bisognerà purtroppo rimandare.

L’attenzione data alla linee vocali è tanta, queste ci provano a “fare il salto” ma vengono quasi bloccate da un comparto strumentale poco propositivo, intenzionato a fare il suo onesto compito senza apporre quelle piccole sbavature necessarie a “sporcare” un poco l’atmosfera. Possiamo definire la musica presente su questo disco dei Tristana come gothic/industrial metal, da una parte troviamo la scuola finlandese (Sentenced, Charon, Entwine) a dettar legge per il lato melodico, contrapposizione di una certa spigolosa “meccanizzazione” ritmata (si riconoscono Fear Factory o i più leggeri e ruffiani Sybreed).

Buoni le due canzoni che vedono partecipare gli special guest, queste sono Wasted Time (con Rick Altzi, conosciuto per i progetti Masterplan e At Vance) e Jannie’s Dying (con la bella voce di Chiara Tricarico dei Temperance), un tocco di “colore” in più che le rende favorite e all’inseguimento delle due nominate in precedenza.

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