Sacred Son – The Foul Deth of Engelond

Non conoscevo affatto la creatura inglese Sacred Son ed oggi posso dirmi pienamente soddisfatto di avere incontrato lungo il mio cammino di ascoltatore il loro quarto disco intitolato The Foul Deth of Engelond.

Sacred Son è la creatura di Dane Cross, principale compositore che solo negli ultimi tempi sta cercando di creare un nucleo di musicisti attorno al suo monicker. Gli sforzi operati nei primi tre dischi (ad oggi prevaltemente autoprodotti) sono finalmente arrivati ad un fine, ed oggi possiamo vedere il loro The Foul Deth of Engelond stampato sotto le cure di True Cult Records.

Il nuovo disco è un concept basato sulla rivolta dei contadini avvenuta in Inghilterra nel 1381, molla d’ispirazione non da poco per Dane, che si lancia a capofitto dentro una stesura armonica, ricca di situazioni, violenze ed opprimente tragicità.

La breve introduzione Pestilence lascia campo aperto a quattro composizioni corpose (dieci minuti di media), vibranti e battagliere. L’epicità come si è soliti dire “si taglia a fette” e il black metal firmato Sacred Son può solo che decollare in tutto il suo arcano e mitico splendore.

L’influenza dei Cradle of Filth è certamente in cima alla lista, insita nelle radici della band (mischiata a sensazioni tipiche portate dal vento chiamato Wolves in the Throne Room), tuttavia l’aura si rende qui dentro più tagliente e battagliera, tanto da mostrarci solo il brulicare di spade, di ribellioni e ferite, di una spiccata, vibrante, primordiale epicità.

La title track apre con decisione ad un teatro messo a nostra completa disposizione. Accortezza negli andamenti e un livello d’interpretazione alto farciscono un pezzo assolutamente intrigante e dal potere magnetico non indifferente.

E’ la calma il cardine principale di The Foul Deth of Engelond, le chitarre non giungono mai con la fretta e ponderano al meglio la situazione prima di lasciarsi andare al proprio potere persuasivo (a riguardo sentitevi proprio gli ultimi 3 inchiodanti minuti della title track). Anche Le Blackheth uscirà alla distanza, e non faticherà poi molto a diventare il brano di riferimento dell’intero disco.

Colpisce senza dubbio l’ispirazione portata dal riffing quando si fa lento, solenne e di trasporto, caratteristica che si opporrà al lato pressante, “prepotente” e immersivo della medaglia. Questi due volti collaborano concretamente per un fine comune, rendendo la musica Sacred Son dinamica, propositiva ma anche dotata di una base ferrea, solenne ed arcigna.

The Foul Deth of Engelond viene chiuso da Vengeance I & II, pezzo che parte in veste melodica, con doppia voce maschile/femminile e che va a trasformarsi lentamente in un agonizzante, emotivo e penetrante urlo di rivalsa.

Questa quarta fatica degli Sacred Son potrebbe rappresentare una delle più gradite ed inaspettate sorprese di questo 2022. Un album realmente solido, capace di esprimere un potere antico e stratificato, solo come solo i veri artigiani del black metal melodico possono riuscire a fare.

74%

Summary

True Cult Records (2022)

Tracklist:

01. Pestilence
02. The Foul Deth Of Engelond
03. Le Blakheth
04. The Boy King
05. Vengeance I & II