Todtgelichter – Rooms: cinquantuno minuti di avanguardia e di memorie estreme
Todtgelichter, un nome che non fa più notizia ormai. Giunti all’alba del quinto disco, ci troviamo a “indagare” una musica che, a suo modo, si potrebbe definire semplice ma al contempo anche ricercata. Frutto di una lucida esplorazione, si muove con piglio pungente tra mix e passaggi – talvolta possibili, talvolta improbabili – tra il mondo black metal e quello dark/alternativo, con tutto ciò che ne consegue.
La scelta di far ricadere l’impianto vocale sulle spalle della sola Marta (già in formazione dal 2007) ha ripagato alla grandissima. La sua prestazione colpisce per forma e personalità (sia nello sporco che nell’ipnotizzante pulito), soggiogando e marchiando a più riprese composizioni dal perenne sapore agrodolce ma dalle forti fondamenta. E qui ribatto: facile ascoltarne, molto meno riuscire a definirle.
Tra urti sordi e sacralità: l’eleganza vocale espressa dai Todtgelichter
L’attacco con Ghost è sinuoso, cingente: un’unione convinta tra doppio cantato pulito/sporco, perfettamente incastrato — una sorta di richiamo reciproco, dipendente l’uno dall’altro — accompagnato da una musica dai tratti pazienti, soffusi e striscianti. Schrein culla portandoci alla deriva, il gusto rimane sopraffino, con parti vocali sempre di spicco, quasi una sorta di “urto sordo” in continua evoluzione. Con Lost vivremo invece tre minuti ultraterreni. L’organo ci introdurrà ad uno spaccato vocale femminile a dir poco “sacro e terreno”, non troppo dissimile dal classico approccio profuso dall’alba dei tempi dai Dead Can Dance.
Shinigami è nient’altro che accademia, è trasporto su linee vocali femminili accese, ora oniriche, ora dal taglio eclettico (note che potranno ricordarvi robina come The 3rd and the Mortal, Atrox, Madder Mortem e certi Tristania soprattutto per la parte finale) prima dell’arrivo di asprezza black metal dai lampi volutamente “sconnessi”. Con Necromant facciamo irruzione su un campo trip hop inquietante e oscuro, straniante apripista per Zuflucht (uno dei pezzi forti), brano che osa richiamare asperità e deviazione non troppo dissimili dai cari Bethlehem.
Un brano-sintesi che svela la forza dell’album
4JK è un altro piccolo capolavoro, forse quello ideale per rendersi conto – dentro uno spazio contenuto – di ciò che andremo ad ascoltare lungo le diverse ramificazioni di Rooms. Parliamo di un brano capace di incrementare smisuratamente il suo potere grazie a nuovi ripassi. Il disco non placherà mai di esprimere la sua forza, il suo gusto e la sua creatività. Tanto che potremo finire a parlare di un insieme coeso ed intercambiabile seppur a volte proposto con modi di approccio assai differenti.
I Todtgelichter sanno di certo come coniugare il passato più estremo con tendenze d’avanguardia. Sono sempre imprevedibili eppure capaci di stamparsi in testa già dopo un primo ascolto (che bella sensazione ritornarci sopra, si avrà la sensazione di conoscere l’album da anni). Posso infatti affermare che raramente cinquantuno minuti sono volati via in modo così magmatico e veloce. Con Rooms, i Todtgelichter incantano ancora una volta: un esempio concreto per molti, e non solo nel loro genere.
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Summary
Supreme Chaos Records (2016)
Tracklist:
01. Ghost
02. Schrein
03. Lost
04. Shinigami
05. Necromant
06. Zuflucht
07. 4JK
08. Origin
09. Pacific