The Pete Flesh Deathtrip – Mortui Vivos Docent: death/black svedese tra fedeltà e ispirazione
Devo ammettere che poche etichette riescono a entusiasmarmi oggi come fa la Pulverised Records, soprattutto in un’epoca in cui i vecchi modi di fare sembrano sempre più fuori contesto. Pubblicazioni come quella del monicker The Pete Flesh Deathtrip diventano inevitabilmente atti di fede coraggiosi, autentiche follie incise su CD, in aperto contrasto con ogni logica di mercato attuale, e quindi sensata. Ho sempre trovato affascinante come anche da Singapore possa emergere una così sincera passione per il death/black melodico svedese, e quanta dedizione ci sia nel continuare a diffonderlo anno dopo anno, nonostante “l’ondata d’urto magica” sia ormai un ricordo lontano.
The Pete Flesh Deathtrip è il progetto solista di Peter Karlsson, figura ben nota nella scena svedese. Questo nome non è altro che la continuazione dei già attivi Flesh (tre album tra il 2005 e il 2008), e va inteso semplicemente come un nuovo inizio, solido e senza fronzoli.
– Portare innovazione?
– Scusa, puoi ripetere?
Perché mai modificare una delle formule musicali più perfette di sempre? Sarebbe come rifiutare il proprio piatto preferito solo perché lo si è già gustato più volte, ignorando le sottili variazioni che ogni occasione può offrire. Perché volerlo cambiare, cercando un ipotetico miglioramento, quando è già perfetto così com’è? Ecco il punto centrale. Chiedetevi quanto vi stia davvero a cuore la musica estrema svedese e agite di conseguenza. Con Mortui Vivos Docent non si sbaglia: tutta la magnificenza del death/black (qui fuso in un autentico ibrido) è racchiusa con semplicità e naturalezza. È come se l’essenza di Unanimated (con Micke Broberg dietro al microfono in parte del disco) e Dissection non fosse mai stata intaccata dal tempo o dalle nuove mode, come se oggi fosse ancora viva, presente, e pronta come ieri a donare la sua arte maestosa.
Mortui Vivos Docent è un missile a guida autonoma. Il suo scopo è rintracciare quei pochi adepti rimasti, ancora nascosti da qualche parte (o forse intimoriti da ciò che sta diventando il mondo), in attesa – con poca speranza – di uscite come questa. Quelli per cui la “mistica melodia” non è mai troppa. In fondo, è anche una confessione: un modo per dire “no, il tempo non passa”. Ma è anche un’illusione, l’illusione che forse, invece, siamo ormai oltre il tempo massimo, e che produzioni del genere diventeranno sempre più rare nel panorama internazionale.
E allora godiamocelo, questo disco, in tutta la sua coerente, ammuffita bellezza, nella sua epica freschezza fuori dal tempo. Chitarre che sembrano parlare, e una voce che sa fondersi e modellarsi perfettamente sulle colate sonore incise dalle sei corde.
L’album è vecchia scuola anche nella fruizione (e guai se non lo fosse). Non ci sono pezzi preferiti, è tutto un flusso compatto, bello dall’inizio alla fine. Non si attende nulla in particolare, perché ogni brano assume piena importanza nel momento esatto in cui lo si ascolta.
Accelerazioni, brutalità, melodia, rallentamenti. Ogni percezione svanisce in fretta (concedetemi due divagazioni, l’intro di Burning Darkness, che rappresenta in sintesi uno dei motivi per cui continuo ad ascoltare questo genere, e la furia con relative ripartenze di The Eternal Dawn), ma ciò che conta è sempre e solo l’attimo presente.
Sì, probabilmente starò esagerando col voto e in effetti questo giudizio vale solo per me, e spero (o meglio, mi auguro) per pochi altri. A ben vedere, un nome e una copertina così possono parlare da soli, chiamando a sé chi sa esattamente cosa e dove cercare.
Infine, una menzione speciale alla famiglia Bjärgö (Arcana), presenti come ospiti speciali: Cecilia alla voce in Bleed e Peter fedele alle tastiere.
The Pete Flesh Deathtrip ma cosa ve lo ripeto a fare? “Pure Swedish passion 100%”. Non c’è davvero bisogno di aggiungere altro.
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Summary
Pulverised Records (2013), Critical Mass Recordings (2015, lp)
Tracklist:
01. Fallen Bliss
02. The Eternal Dawn
03. Crave The Fire
04. The Suicide End
05. Burning Darkness
06. Ravens Reborn
07. God Of The Crawling Whore
08. Bleed
09. Recycle My Death


