Sepulchral Curse – A Birth in Death

Sepulchral Curse e quelle quattro mazzate death metal che non si dimenticano

Brutti ceffi ci entusiasmano dalla Finlandia. Il loro nome è Sepulchral Curse e sul finire del 2014 hanno buttato nel calderone un EP intitolato “simpaticamente” A Birth in Death (aspettarsi un valido seguito è quantomeno lecito).

Appena quattro i brani, appena un quarto d’ora del nostro tempo è richiesto ma signori quante belle e sonore mazzate. Niente di nuovo, solo il “vecchio che avanza”, pronto a ribollire per l’ennesima volta (mai di troppo e sempre gradito), schiavo di partiture polverose, mortifere e magnetiche, tanto semplici quanto fottutamente riuscite. Un colpo attutito al basso ventre, impossibile da non apprezzare in tutto il suo acre spirito primordiale. Death metal sporco, adeguatamente sotterrato nel sound, pieno di guizzi vincenti e accompagnato da un “signor growl” sufficientemente denigratore.

L’arte di saper inaugurare un prodotto con brutalità

Le quattro “orride” composizioni si mantengono sullo stesso piano. Sicuramente l’opener Sepulchral Curse detiene un speciale compito di inaugurazione, e di “spaccatura” della situazione. Il riffing frigge ribassato mentre le strofe si bevono così bene che quasi stento a crederci. L’impronta swedish death metal è ben marcata e spicca sovrana. Con la seconda Demonic Pestilence ce ne faremo “presto ragione” (ogni barriera cade e in rilievo si noteranno pelle ed ossa della musica). Una preparazione consona per poterci godere al meglio una coda tenuta sugli scudi da Infernal Pyres (un anthem secondo i Sepulchral Curse si suona ed espone così) e Torn to Shreds.

Non c’è di che esitare. Un fugace sguardo alla copertina dovrebbe bastare a cacciare giù i pochi spiccioli necessari (vietato essere indecisi quel giorno che lo noteremo distrattamente da qualche parte a prendere polvere). Sono prodotti come questo che tengono in vita – magistralmente – il focolare dell’underground. Un prodotto che non finiresti più di ascoltare sulla base del connubio “semplicità/esaltazione”. Sarà poco indicativo perché le radici sono da ricercarsi altrove, ma l’ascolto dei Sepulchral Curse mi ha riportato alla mente le piacevoli scorribande avute a suo tempo con i Fleshcrawl. Se conoscete ed apprezzate tale monicker l’obbligo nei confronti di A Birth in Death è quantomeno raddoppiato.

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Summary

Chaos and Hell Productions (2014)

Tracklist:

01. Sepulchral Curse
02. Demonic Pestilence
03. Infernal Pyres
04. Torn to Shreds

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