Ogen – Black Metal Unbound

Una nuova creatura si affacciava nel 2011 sul panorama black metal italiano (l’unica figura a muoverne i fili porta il nome di Hartagga), gli Ogen con il mini Black Metal Unbound davano così alle stampe il loro primo passo vitale. Nel lanciarli una speranzosa Kolony Records, pronta a vigilare per attendere eventuali risultati e positivi responsi.

Il mio giudizio su questo prodotto è abbastanza mutevole, sono partito con addosso parecchio entusiasmo per arrivare ad un compromesso finale che bilancia le cose migliori a quelle riuscite meno. Alla fine Black Metal Unbound rimane un ascolto senz’altro positivo, un trampolino di una certa rilevanza che però necessita di ulteriore “spinta”  per colpire definitivamente l’animo di chi lo ascolta.

Chi cerca melodia e passione è di solito molto esigente, e chiede molto spesso più del dovuto al gruppo deciso di ascoltare, sfortunatamente non tutto quadra perfettamente su Black Metal Unbound. Lo si capisce dai picchi emozionali che l’ep riesce a distribuire prima di tornarsene mestamente in una dimensione piuttosto grigia e cupa (ma pur sempre sufficiente).

L’ep è formato da cinque brani per 24 minuti di musica, non si manifestano mai tangenti sbadigli lungo l’arco delle composizioni, tutto questo gioca nettamente a favore degli Ogen che si presentano per la prima volta “al grande pubblico” senza demeritare (non dobbiamo mai dimenticare che ci vuole tempo per emergere in determinati casi, e cominciare in questo modo è senza dubbio confortante).

La loro musica mi ha ricordato principalmente gruppi come Immortal, Borknagar o gli Emperor della seconda fase (per completare il tutto aggiungiamo infine qualche velenosa spruzzatina alla Satyricon). Black Metal Unbound è perciò registrato nitidamente, forse addirittura troppo per la dimensione nella quale si vuole calare (se vuoi suonare rabbioso ed epicamente glaciale devi dare un tocco “speciale” anche alla produzione secondo me, non avere la paura di esagerare). Tanto per fare un esempio un buon pezzo come Crest of the Forgotten potrebbe dare molto di più con un registrazione serrata, se vogliamo “misteriosa” (questione di gusti ovvio, questo è semplicemente quello che vorrei sentirci io), mentre una introspettiva ed “heavy” As Leaden Sun Shineth Upon esce invece fuori decisamente meglio, (indovinato e apprezzabile l’intervento vocale pulito a cavallo fra Vintersorg ed Ihsahn) con questi suoni, giungendo a sfiorare argomentazioni importanti.

Un pensierino a Black Metal Unbound lo farei in ogni caso, soprattutto se non si è soliti essere troppo esigenti nei vari risvolti d’approccio. Il progetto Ogen ha i mezzi per fare bene, questo “varo” sta li a dimostrarlo, aldilà di alcuni momenti di buio.

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Summary

Kolony Records (2011)

Tracklist:

01. Shattered Earth Volcano
02. Black Tusk Retaliation
03. Crest of the Forgotten
04. As Leaden Sun Shineth upon
05. A Steep Slope to Desolation

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