HyperioN – Cybergenesis

Cybergenesis: gli HyperioN forgiano con classe un grande lavoro heavy-power

Formatisi nel 2015 e umili forgiatori di metallo classico sin dal disco di debutto Dangerous Days, gli HyperioN, dopo diversi cambi di line-up, arrivano alle porte del 2016 presentando il loro terzo album Cybergenesis. Ad accompagnarli troviamo ancora la spagnola e fidata Fighter Records, etichetta che ha accompagnato con fierezza ogni loro passo discografico.

Se volete iniziare il nuovo anno nel settore heavy metal nel modo giusto, gli HyperioN vi offrono senza dubbio un ottimo appiglio di riferimento. Davide Cotti e compagni realizzano a questo giro un disco davvero interessante. Un concept sci-fi prima di ogni cosa molto maturo e davvero soddisfacente per tutta la sua durata.

Un primo impatto sempre sperato: copertina e opener subito in funzione

La copertina, super curata, è un dono per gli occhi e per tutti quelli che sono cresciuti nel genere. Diciamo che ti mette subito a tuo agio e ti fa sperare che la parte musicale la sposi nel migliore dei modi. Il quesito non rimarrà senza risposta a lungo: l’opener Deafening arriva a spazzare a dovere il tutto.

Cybergenesis segna l’arrivo del nuovo cantante Max Morelli: la sua voce conferisce maggiore ruvidità e impatto e – a livello personale – l’ho preferita a quella del suo predecessore (così, a sensazione devo dire di aver pensato spessoa quella del “Sergente Babuschkin” dei Paragon). Gli HyperioN costruiscono un sound accattivante in cui ogni elemento trova il suo posto e contribuisce ad accrescere l’interesse verso un risultato finale altamente organico. Le chitarre sono davvero ispirate ed espressive, la sezione ritmica chiude i suoi varchi con dinamismo e l’impronta vocale suggella il tutto, donando quella dose di potenza in più che farà la differenza.

Con una produzione azzeccata e un tiro nitido e trascinante, gli HyperioN snocciolano una tracklist assolutamente vincente, con otto brani pieni di energia e volti sempre a esprimere una certa carica. L’heavy-power metal della band raggiunge un livello di professionalità davvero elevato: come non menzionare a riguardo l’inno travolgente Rewire, Rebuild (solo applausi quando estrai un refrain del genere), gli intarsi rapidi ed efficaci di una fiera Yet We Still Fight o il potere oscuro e ipnotico di The Shackles of Chronitus.

Chitarre sempre incisive e un finale che distribuisce solo sana epicità

Grain of Sand si porta dietro una discreta dose di immediatezza ed esaltazione che esplode in un altro ritornello difficile da scalfire. Il lavoro delle chitarre si mantiene costante, prezioso e dinamico lungo tutto il corso del disco, ma un pezzo come Rhizome Rider si fa notare in questo senso un po’ di più (qui spicca a dovere anche la sezione ritmica). La chiusura di un percorso del genere non poteva che essere epica: The Whole of Time, con i suoi sei minuti, suggella il tutto con il suo passo fermo, a cavallo di strofe che ti si conficcano subito dentro.

Se volete respirare una bella boccata d’aria fresca in ambito heavy metal che ha come riferimento primario gli Iron Maiden (ma che da lìsi espande), non dovete far altro che rivolgere le vostre bramose orecchie verso Cybergenesis e celebrare una nuova perla del genere in territorio italiano.

73%

Summary

Fighter Records (2026)

Tracklist:

01. Deafening
02. Rewire, Rebuild
03. Yet We Still Fight
04. The Shackles of Chronitus
05. Blood Over Chrome
06. Grain of Sand
07. Rhizome Rider
08. The Whole of Time

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