Hanging Garden – Against the Dying of the Light

Gli Hanging Garden hanno sempre avuto in dote la capacità di reiventarsi e di guardare con l’occhio verso nuovi orizzonti. Da una parte non hanno mai abbandonato una certa produttività, dall’altro il loro cervello è riuscito nel rimanere “vigile” e mai troppo fossilizzato su un unico, canonico pensiero.

Certo, se vogliamo farla semplice e tagliare corto possiamo paragonare il loro percorso a quello dei Katatonia (dopo questo Against the Dying of the Light ancor di più) seppur con le dovute differenze. Ma se l’occhio di prima ha guardato nel casolare depressivo svedese molto spesso non possiamo di certo tacciare gli Hanging Garden come loro superflua fotocopia. C’è una strada che hanno saputo adattare a certe sfumature ed esigenze, ed è lì che la formazione finlandese è riuscita a trovare rifugio.

A questo giro tale rifugio porta per l’appunto il nome di Against the Dying of the Light. L’ep nella sua quiete e semplicità, riuscirà –forse- ad infrangere anche i cuori più duri e poco empatici tramite la rivisitazione in chiave dark/trip hop di quattro canzoni appartenenti all’ultimo full-lenght Into That Good Night (rinominate per calzare meglio l’occasione) e la presentazione di un completo inedito.

Against the Dying of the Light riesce così ad affascinare, a vivere una vita o partita propria, soffusa, notturna e particolare. L’uso del cantato misto maschile/femminile fungerà da ultimo gradino verso una dimensione forse inaspettata, ma che troveremo invero da subito vicina e confortante.

Struggenti note di pianoforte e l’uso di un’elettronica essenziale riportano in auge sensazioni care agli anni ’80. Ma se tutto parte dai The Cure (….) noi arriviamo ad avvertire persino la magica presenza di Lycia, Massive Attack, The Gathering, Mortiis, Ulver, Ignis Fatuus sino alla manifestazione di Type O Negative e Crematory sulle note dell’inedita “di peso” Welkin Aflame.

Sconfinano ma restano ancorati al territorio dark/rock gli Hanging Garden. Mettono in scena musica con gentilezza e tranquillità (su Chance Encounters (Navigator) sembra di sentire Liv Kristine), sfumano continuamente filtrando il tutto con differenti soluzioni.

Talvolta esistono esperimenti dentro le varie discografie che vanno saltati a piè pari senza pentimento, non è questo il caso di Against the Dying of the Light che va invece preso, “lasciato cadere”, usurato e interiorizzato a dovere.

Summary

Lifeforce Records (2020)

Tracklist:

01. At Close of Day (Into That Good Night)
02. Perdition Melody (Rain)
03. Welkin Aflame
04. Shadow Composite (Anamnesis)
05. Chance Encounters (Navigator)
06. A Song for Those Belated (Rain)

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