Fleshgore – Denial of the Scriptures

Come una lama nel cuore: Fleshgore convincono con Denial of the Scriptures

I Fleshgore esprimono il piglio giusto su Denial of the Scriptures. Questo solo a patto di mantenere alta la concentrazione per tutti i quaranta burrascosi minuti di carneficina proposti.

Viene imbastito un bel caos sonoro non c’è che dire. Loro sono delle creature pronte a riversare chirurgica attenzione su ogni micro passaggio di ogni fottuta canzone. Efferata brutalità, lame a pieni giri messe in azione a pochi centimetri dal nostro corpo. Lame in grado di richiamare brividi scomposti ed eccitazioni lampanti/fuorvianti.

Denial of the Scriptures è però anche un disco capace di sprigionare “il male”. Lo fa con attenzione certosina, riponendo sempre la dovuta cura ai particolari. Bisognerà trovare la giusta dimensione per poterlo fagocitare al meglio, ad un certo punto sembrerà necessario doverci scendere a patti a causa della sua chiara e implacabile essenza meccanica. Si avrà la sensazione di essere al cospetto di un cervello pensante che si diverte a suonare un genere d’impatto come il brutal death metal. Probabilmente oggi è troppo presto per sancire un giudizio vicino alla realtà, i Fleshgore realizzano un album a dir poco “bastardo”, abile prima ad entusiasmare salvo offrirsi a clamorosi ripensamenti del giorno dopo (eh si, succede anche questo).

Genialità e follia: tutto il fascino di Denial of the Scriptures

C’è un enorme punto interrogativo sopra quest’opera. Roba da farti gridare a denti stretti al “mezzo capolavoro” un attimo prima di sentirti pazzo per averlo anche solo pensato. Insomma, i Fleshgore mischiano le loro carte e nel farlo generano le dovute reazioni. Da questa visuale il quadro risulta ad ogni modo interessante, lasciando da parte ogni tipo di scoria negativa accumulata durante il percorso.

Urgerà un bel respiro profondo prima di buttarsi su Denial of the Scriptures. Poi sarà la nostra abilità nell’arte “dell’apnea consenziente” a fare il resto.

Il quinto studio album di questi furenti ucraini fa di tutto per richiamare attenzione, forte di una copertina che difficilmente scorderemo, tanto quanto il brano scelto per aprire le danze (l’esaustiva Talk to Me About God). La tecnica viene affidata a mani dal taglio compulsivo/brutale. Le mitragliate sonore dei Fleshgore giungono così a destinazione senza mai calcare la mano sugli angoli (gutturalità, velocità e rallentamenti non appaiono mai eccessivi), quasi a volerci fare rimanere appesi – e smarriti – sul classico filo posto a mezz’aria.

Inception, Stop the Possessor e oltre: l’artiglieria dei Fleshgore si fa sentire

Ad ogni modo troveremo pane per i nostri logori denti. Ottimo l’andamento vocale di Inception of Incursion o la “spezzata” Stop the Possessor. Primi attimi di una miccia che troverà pace solo sulle note della cover di Gorging on Mucus and Bile dei Pyaemia (nel cammino mi preme citare anche la deflagrante fame espressa da Forgotten Knowledge).

Tutti gli ingredienti per farsi del male sono ben presenti e affilati. Sicuramente a fine stagione ci ricorderemo dei Fleshgore e del loro potente e ben suonato Denial of the Scriptures come una delle migliori uscite in campo brutal death metal (questo indipendentemente dai pregi e difetti forniti dal caso).

  • 72%
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Summary

Xtreem Music (2016)

Tracklist:

01. Talk to Me About God
02. Inception of Incursion
03. Stop the Possessor
04. Killing Relapse
05. Forgotten Knowledge
06. Bloody Hands of Aggressor
07. New Ordeal Comes into the World
08. Numinosum
09. Denial of the Scriptures
10. Gorging on Mucus and Bile (Pyaemia cover)

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