Dark Tranquillity – Atoma

Atoma: I Dark Tranquillity alla prova del dopo-Construct

Ancora oggi, a mesi di distanza, l’undicesimo tassello dei Dark Tranquillity continua a rappresentare per me un grosso, interessante e pericoloso punto interrogativo. O meglio, poco c’è da disquisire riguardo alla formula e alla reale efficacia della musica proposta (che non si sposta di un minimo da ciò che ci saremmo aspettati). La formazione guidata dal crinito Mikael Stanne continua il suo cammino senza battere ciglio, forte di un’esperienza sempre più viva e pressante che li costringe a non uscire da quel selciato professionale che ormai li ha inglobati già dall’epoca del “vero boom”, avvenuto tra Projector e Damage Done (due lavori richiamati in quest’occasione, e neppure poco).

Parte da qui l’approfondimento di Atoma, un disco capace di partorire hit d’assoluto rilievo tanto quanto domande circa l’effettivo valore complessivo dell’opera. Ed è proprio su tale territorio che mi aggiro, assalito da un misto di sensazioni “strane” che da una parte lasciano il segno, mentre dall’altra non riescono a lavare un che di fastidioso che, probabilmente, sarà affare di pochi e meticolosi individui. Sono proprio brutte bestie dischi come Atoma. Lo sono perché se da un lato ti stuzzicano la curiosità, dall’altro ti lasciano appeso a pensare a quel qualcosa che realmente non va. Detto ciò, non si può certo contestare la qualità del lavoro (canzoni orribili effettivamente non ce ne sono), solo che dopo l’ottima impennata del precedente Construct mi ero fatto veramente la bocca buona.

Oltre l’artwork di Sundin: quando il passato diventa un termine di paragone

Ineccepibile l’artwork, che rimane scolpito nel cervello, da parte del solito Niklas Sundin, e ineccepibili sono le prime tre canzoni che spianano – sulla carta – la strada a qualcosa di realmente grandioso. Ma così non sarà (almeno per me) e le restanti protagoniste riusciranno solo a fasi alterne a mantenere accesa quella luce che appartiene giustamente al pregiato monicker. Scorro la tracklist e i miei pensieri vagano su Neutrality, Force of Hand, Our Proof of Life e Clearing Skies: composizioni che farebbero gola a tante band in cerca di notorietà, ma che purtroppo sono state scritte dai Dark Tranquillity, che una certa “signora Storia” ce l’hanno alle spalle, e non puoi evitare di farci i conti.

Forse l’emblema migliore di tutto Atoma ce lo riservano alla fine con Caves and Embers: una traccia che potrebbe diventare un “mostro sacro” della loro discografia ma che invece, non sai come mai, finisce immischiata nell’incertezza lasciata dal resto, proprio come una gioia abbandonata a metà strada. In questo stordimento pungente e straniante, la stratificata Encircled, la solida title track e la profonda Forward Momentum finiscono per diventare “solo” l’ottima apertura di un qualcosa, a conti fatti, semplice ma sotto certi aspetti indecifrabile. Forse l’assenza dello schivo Martin Henriksson era più importante di quello che si credeva?

Alti, bassi e “medi”: il difficile posizionamento di Atoma

C’è la possibilità che nel tempo possa ravvedermi, ma la scintilla doveva forse già scattare. Lungi da me bollare il lavoro come non riuscito (sarebbe eresia), ma una carriera è fatta di alti, bassi e “medi”. Ora non saprei come definire Atoma, so solo che non sta lassù nel reparto dei migliori, e la cosa mi dispiace non poco.

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Summary

Century Media Records (2016)

Tracklist:

01. Encircled
02. Atoma
03. Forward Momentum
04. Neutrality
05. Force of Hand
06. Faithless by Default
07. The Pitiless
08. Our Proof of Life
09. Clearing Skies
10. When the World Screams
11. Merciless Fate
12. Caves and Embers

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