Cult of Occult – Hic Est Domus Diaboli

Hic Est Domus Diaboli è l’agonia sonora propagata dai Cult of Occult

Sbucati fuori nel 2012 con l’uscita di un omonimo EP, i francesi Cult of Occult attendevano giusto un anno prima di uscire con forza dai meandri più immobili della musica pesante. Ci troviamo così a sguazzare in ambito sludge/death doom. Di quello altamente corrosivo e implacabile, capace di soffocare e stringere la gola senza riserve. L’ascoltatore viene spinto all’angolo, privato di ogni possibilità di fuga.

La musica di Hic Est Domus Diaboli è una coltre fumosa e opprimente. Un ammasso sonoro che si avvicina lentamente, ma inesorabilmente, come una minaccia che non si può evitare di affrontare. Sarà inevitabile finire schiavi delle sbrodolate di chitarre, tanto suadenti quanto sofferenti, che gridano e scandiscono ritmi impossibili da sostenere per i più. I brani assumono la forma di litanie soporifere, capaci di rivelare la loro reale bellezza solo con il tempo e una giusta distanza.

Un disco che potrebbe mutare a seconda dell’umore

Sarà estremamente facile cadere vittime della noia, soprattutto al primo ascolto. Poi, piano piano, qualcosa inizierà a cambiare, grazie a un linguaggio tutto suo. È comprensibile non riuscire a reggere un disco di oltre un’ora costruito interamente sugli stessi, maledetti tempi. Hic Est Domus Diaboli è quel classico lavoro che ti cambia cose e prospettive in base all’umore con il quale lo si affronta. Potrebbe risultare “tremendo” se affrontato con un approccio svogliato e negativo fin dall’inizio: inevitabilmente l’ago del giudizio affonderebbe nella noia più buia, implacabile e raggelante. Paradossalmente, proprio queste stesse parole potranno venire lette anche in chiave positiva.

È un’azione acida quella che si inoltra, lentissima ma paziente, suddivisa in parti uguali tra chitarre e voce. Le prime spruzzano veleno a ogni esalazione, mentre la voce, dalla sua sponda, pensa a spargere nefasto catrame dai tratti modellabili.

Questo disco è una coltre vagante che sembra non avere un traguardo preciso. A volte sembra avere l’intenzione di fermarsi, ma poi non lo fa. Esempio di questo è Pro Diabolus Mori, brano che metto su un immaginario piedistallo a prendere applausi e onori. 17 minuti e quasi non sentirli da quanto si è già abbondantemente assuefatti.

La sezione ritmica è come un architetto della tortura

Importante nell’economia musicale dei Cult of Occult sono anche basso e batteria. La sezione ritmica resta viva e padrona del suo piano, evitando di nascondersi dietro al solito “compitino” e contribuendo alla perfetta creazione da “stanza delle torture”. Diciamo che aiuta – e molto – la mutazione di questa entità che sembra voler emergere dal suo personale rituale per andare a possederci senza riserve.

Puro sollazzo per chi ama quel materiale scandito, profondo e inevitabilmente soporifero. Sempre concreto nelle sua gesta diaboliche, tutte opportunamente nascoste sotto una maschera inquietante. Una valida alternativa per andare “fuori di testa” senza dover far uso di particolari sostanze. Solo puro sound spalmato e adagiato sulla fetida aria circostante, solo quello e nient’altro.

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Summary

Totalrust Music (2013), Grimoire Cassette Cvlture (mc, 2013)

Tracklist:

01. In Vino Veritas
02. Pro Diabolus Mori
03. Opus ad Odio
04. DCLXVI
05. Requiem
06. Magna Eripe

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