Cosmic Reaper – Bleed the Wicked, Drown the Damned

Bleed the Wicked, Drown the Damned: il ritorno cupo e pesante dei Cosmic Reaper

Con il nuovo lavoro i Cosmic Reaper scelgono la via “del marcio e dell’occulto” rispetto al già buon esordio omonimo. Ora i territori diventano più cupi e rigorosi, circondati se vogliamo da un quantità di fango ancora maggiore. Stoner doom appiccicoso e rituale, con note che saranno pronte a diventare la nostra seconda pelle.

Sì, i Cosmic Reaper svolgono il proprio compito con grande efficacia. Immergersi nelle loro trame sonore è oggi un vero piacere. Questo approccio più oscuro, più vicino al classic doom, si rivela un autentico toccasana. Il riffing è un rullo perpetuo, pronto a trasportarci altrove. I suoi movimenti restano sempre equilibrati, senza mai rinunciare ad aggiungere uno strato di pesantezza imponente.

Bleed the Wicked, Drown the Damned prende avvio con Hammer, un brano che vuole dichiarare subito la sua natura. I riff sono massicci, il passo lento ma d’impatto, le atmosfere cariche di presagi sinistri. La produzione conferisce il giusto tono e plasma con lucidità un sound che si esalta mettendo ogni strumento in evidenza. Ci troviamo di fronte ad un equilibrio raro ed efferato, capace di trasmettere potenza senza perdere mai in profondità.

Bloodfeather, un brano che incanta con forza e delicatezza

Che cosa si può dire di un brano come Bloodfeather ? Personalmente ne divento subito preda, travolto dal suo ritmo e dalla magia che riesce a sprigionare con una pesantezza tanto pregevole quanto irresistibile. La voce Thad Collis non è di quelle che si prendono la scena con la forza. Diciamo che l’impatto è lasciato in mano al lato strumentale, mentre per l’aspetto vocale si opta per un registro differente e decisamente più “evocatore”.

Non resta che lasciarsi trasportare dalle vibrazioni di Pot of Gold. Il brano ci conduce nel cuore del disco con la sensazione di compiere passi sempre misurati, accompagnati da un lavoro meticoloso delle chitarre, che svelano i loro intrecci con grande naturalezza ed efficacia. A seguire c’è quel tormentone che risponde al nome di Parasites, uno dei passaggi più soffocanti e stregoneschi dell’intero disco.

La tratta finale la si svolge con l’accompagnamento di Perfect Organism (altra mia prediletta dell’uscita) prima che il tutto vada a spegnersi con i sette minuti persuasivi e malinconici di Waiting by the Gallows.

Nel complesso, Bleed the Wicked, Drown the Damned si impone per il suo carico di compattezza e per l’atmosfera cupa che lo attraversa. Innalza a dovere il suo muro sonoro con una maturità ormai consolidata. Si tratta di un ascolto che saprà conquistare tanto gli amanti dello stoner più “penetrante”, quanto chi cerca nel doom metal sensazioni da viaggio.

73%

Summary

Heavy Psych Sounds Records (2025)

Tracklist:

01. Hammer
02. Bloodfeather
03. Pot Of Gold
04. Parasites
05. Dwelling
06. Perfect Organism
07. Bones
08. Waiting By The Gallows

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