Carnation – Where Death Lies

Erano parsi dei predestinati della scena death metal i belgi Carnation. Noi li avevamo “pescati” al pronti e via, ai tempi dell’esordio Cemetery of the Insane, un ep che faceva sgorgare una passione e una voglia dannata e sincera nei confronti di una corrente ben precisa. Le loro legnate sono state viste, sentite e raccolte poco dopo dalla Season Of Mist, l’etichetta francese non ha così esitato nel dare occasione e slancio al loro disco di debutto Chapel of Abhorrence.

La band si trova in un periodo particolarmente prolifico e dopo due anni siamo qui a parlare di questo Where Death Lies, un secondo full-lenght che ci conferma tutta la furia e la persistenza di una formazione intenta a forgiare un sound acuminato, trascinante oltre che fortemente perforante.

Con il nuovo Where Death Lies i Carnation non raggiungono però le vette complessive di Chapel of Abhorrence, anche se arrivano comunque a compilare un lavoro conciso e degno di nota. Questa perdita di punti non dovrebbe rovinare l’ascolto di un disco sufficientemente compatto e capace di scavarsi il tragitto verso un punto ben preciso; rispetto al predecessore mi sembra di avvertire la volontà di distaccarsi da certe tipicità swedish death metal (Entombed e Dismember come se piovesse), stile che ancora “regge” all’interno della loro economia, ma che finisce diluito con altre sensazioni che prima apparivano magari sporadicamente (esempio possono essere la Slayeriana Malformed Regrowth o la Hypocrisy oriented Reincarnation).

Where Death Lies paga una parte di mezzo un pochino debole se rapportata all’inizio o alla chiusura riposta sulle note di una mefitica e lunga In Chasms Abysmal (ben sette minuti in un sol sorso prima di mandarci a casa). L’opener Iron Discipline razzia ottimamente prima di lasciare spazio ad una Sepulcher of Alteration che reputo “vincitrice” assoluta di questo insano lotto (quei rallentamenti alla Morbid Angel emergono maestosi).

La title track è poi il giusto inno di un prodotto che vuole come prima cosa aggredire ritmicamente. D’altronde il suono masterizzato dai Fascination Street Studios acchiappa ed esalta, sottolineando tutta la voglia insita e concentrata come fuoco dentro questi ragazzi.

I Carnation posseggono l’entusiasmo che i grandi hanno lentamente perso nel corso degli anni e ciò è senza dubbio cosa buona, fondamentale e giusta. Questi sono artigiani del suono death metal e ciò dovrebbe invogliarvi automaticamente nel dirigere le attenzioni nei loro confronti e nella loro musica.

Una discografia che fa la sua porca figura nel suo piccolo ma crescente avanzamento.

68%

Summary

Season Of Mist (2020)

Tracklist:

01. Iron Discipline
02. Sepulcher Of Alteration
03. Where Death Lies
04. Spirit Excision
05. Napalm Ascension
06. Serpent’s Breath
07. Malformed Regrowth
08. Reincarnation
09. In Chasms Abysmal