Recensione Mirror Unveiled: e’ un brillante ssordio quello degli americani Barbelith
Con un po’ di ritardo arriviamo a trattare il disco di esordio degli americani Barbelith. Una band che si offre al gran circuito del black metal melodico e dilatato, già ampiamente sfruttato per il globo nel corso degli ultimi tempi. Vengono così fuori nomi ormai classici per il genere come Wolves in the Throne Room e Deafheaven, o altri importanti punti di riferimento come Altar of Plagues ed Alcest. La cosa bella di Mirror Unveiled è che riesce a trasmettere molto in breve tempo (37 minuti circa, pronti a parlare per vie tutto sommato dirette), per mezzo di quattro passaggi sufficientemente articolati ma sempre attenti a mostrare il lato melodico della medaglia.
I Barbelith ci preparano una bella minestrina. Una pietanza che si lascia assaggiare più e più volte senza proferire fastidio alcuno. Un carico tumultuoso, sempre attento – come è giusto che sia – alle piccole e varie rifiniture e capace di “spingere melodicamente” senza procurare mai alcun dolore (si sa, non è su questo genere di produzioni che dovremo cercare la cattiveria). Ma la sofferenza arriva per altri accesi canali: quelli vocali, pronti ed agili nell’aprire scenari intensi ed opportunamente spinosi.
Un prim gradino è raggiunto: acida feralità e melodie ben diluite
La componente migliore di Mirror Unveiled è di certo la sua scorrevolezza: turbine pronte a roteare con tatto per il gusto sempre marcato. Un concentrato musicale che parte per logica dall’estremo per atterrare, di seguito, su altri e ben più confortevoli lidi. Le canzoni sono ben diluite, mischiano impronte post-rock a suggestioni spaziali senza dare mai l’idea di forzatura quando decidono di colpire con acida e magnetica feralità. I Barbelith mi convincono, e ogni ascolto rafforza di buon grado quello precedente. Non riscrivono nulla di nuovo, certo, ma sanno di sicuro come portare a termine la loro prima missione.
La produzione non intende colpire come intento primario, lasciando campo libero al pensiero e alla dilatazione. La copertina invece, da parte sua, riesce a farci reperire i colori necessari (quasi sfarzosi) per l’ascolto, cosa non esattamente troppo scontata. Non c’è che dire: un bel primo strike da parte di questi creativi ragazzi.
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Summary
Grimoire Records (2014)
Tracklist:
01. Beyond the Envelope of Sleep
02. Astral Plane
03. Black Hole of Fractured Reflections
04. Reverse Fall


