Ash Borer – Cold of Ages: quando il black metal americano diventa gelido e tagliente
Secondo full-length di spessore per gli americani Ash Borer. I ragazzi sanno di certo come intrattenere l’ascoltatore attraverso un black metal diretto ma dai contorni freddi. Fanno uso di una forma canzone sempre lunga e ossessiva, ma dagli accenti opportunamente articolati (abbiamo appena quattro brani per un’ora di durata).
Cold of Ages non ci fa mai mancare feeling e un certo “distacco misantropico”, perché gli strumenti appaiono nitidi e chirurgici, eppure trasmettono una malsana carica, un tocco sotto certi aspetti decisamente spiazzante. E’ un lavoro che potrà piacere a molti, ma non tutti riusciranno a fraternizzare con le “determinate distanze” che i Nostri inseriscono, con cura, nell’abbondante piatto. La voce è una garanzia: non esce mai dal recinto della malvagità ed è, a conti fatti, la parte più classica dell’opera. Il songwriting, invece, acceca con il suo fare penetrante. Assolutamente splendido quando dipinge mura con riff intensi e serrati. Ammaliante quando si ritrova a invadere territori più tranquilli e introspettivi (con tocchi di rock psichedelico). Trasportando di fatto in maniera agonizzante l’ascoltatore verso la successiva mitragliata sonora.
Tradizione e rottura: il doppio volto di Cold of Ages
È questo ciò che ha da offrire il black metal americano. E’ questo ciò che si è ritagliato con convinzione e sudore nel corso degli ultimi anni. Frutti come questo Cold of Ages vanno colti e studiati per bene. Perché da un lato evadono dal classico, mentre dall’altro arrivano a rappresentare “il classico” – difficile spiegare questa cosa senza apparire troppo contraddittori – che avanza sotto “mentite” spoglie.
I quattro pezzi sono pura esplorazione. Una sorta di ricerca di sincerità su noi stessi, come se gli Ash Borer ci piazzassero davanti a uno specchio per poter studiare minuziosamente mali e tormenti personali. E alla fine, abbandonati e in balia di questo “festival” sonoro, non potremo far altro che cominciare a capire quanto siano preziose queste note: così immediate, ma anche così difficili da fare proprie in breve tempo. Riassumerei banalmente la qualità di tutto questo lavoro con lo spezzone centrale della terza in scaletta intitolata Convict All Flesh. A dir poco monumentale per il sottoscritto.
Gli Ash Borer creano, ricreano e poi smontano, dimostrando di saper scrivere musica dal forte spessore “crivellante”, ma soprattutto dai frutti – a modo suo – sempre imprevedibili. A questo giro predichiamo il concetto del “poche parole ma molti fatti”. In alcuni casi è proprio ciò che ci vuole. Abbandoniamoci all’immaginazione più autentica, lasciandola fluire come un fiume in piena.
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Summary
Profound Lore Records (2012)
Tracklist:
01. Descended Lamentations
02. Phantoms
03. Convict All Flesh
04. Removed Forms


