Gli Anti-Sapien colpiscono duro con il loro EP intitolato At the Mercy of the Merciless
Non si può che rimanere colpiti dal modo in cui impattano gli Anti-Sapien. Zero giri di parole, zero tentennamenti, qui si va a randellare sul grugno subito, con una forma death-grind/crust diretta, trascinante e abrasiva. At the Mercy of the Merciless è un EP di 22 minuti suonato a dovere e che fa il suo dovere. Non solo rilascia la sua dose di violenza ma riesce pure ad uscire con spunti tecnici di qualità che finiscono per farti godere ancora di più i sei brani e le efferatezze perpetrate.
L’identità è fortemente “filthy” (nonostante la produzione rappresenti una buona e ben presentata stoccata che riesce nell’impresa di mantenere tutto leggibile anche nei momenti di massima densità sonora), sudata e contagiosa ma i riff esibiscono un’elaborazione volta a tagliarci in tante belle fette. Possiamo dire che il messaggio della band, incentrato sul marciume sistemico, l’autodistruzione e la furia politica, è stato forgiato in questa occasione con un tipo di arma molto contundente e capace di guardare in una sola e solida direzione.
Tra rudimentalità ed efferata precisione
At the Mercy of the Merciless ha l’impellenza di favorire l’immediatezza prima di ogni altra cosa. Nell’esprimere ciò riesce a coniugare un tiro energico con quella rudimentalità che si gioca le sue carte attraverso l’impatto e la passione (parole da tatuarsi in testa prima, durante e dopo l’ascolto). Parliamo di un prodotto tanto sporco quanto “calibrato”, l’ideale miccia per chi naviga con ardore il crocevia di death metal, crust e hardcore.
L’EP viene aperto dalle scariche di Old Drugs. Un brano che non lascia spazio a molti dubbi e che avanza con il suo stampo incessante, calcato da diversi assoli che ne elevano la fattura. La successiva Eater of Ghosts pesta, scortica e rallenta che è un piacere e apre a dovere a una title track abile nell’ingrossare le ritmiche nel suo atto declamatorio, apripista dell’atto crust/punk D.E.A.D. un brano spesso e urticante.
Chiudono il tutto l’inno Grinding the System e una George Washington’s Teeth capace di passare dalle malsane melodie introduttive alla pura mietitura.
Gli Anti-Sapien hanno dunque scagliato la loro personale scarica elettrica. Un invito alla catarsi totale, che tuttavia non permette mai di ignorare il peso schiacciante dei sistemi che siamo costretti a combattere quotidianamente.
Summary
Terminus Hate City (2026)
Tracklist:
01. Old Drugs
02. Eater of Ghosts
03. At the Mercy of the Merciless
04. D.E.A.D.
05. Grinding the System
06. George Washington’s Teeth

