Mandatory – Catharsis

C’era un certo tremore ad accompagnarmi durante i secondi che precedevano le prime note del nuovo Catharsis, il ricordo dell’ep Cataclysm era ancora vivo e tale uscita doveva essere lavata via il prima possibile.

La nuova creazione riesce fortunatamente nell’intento di ridare spolvero e smalto alla formazione austriaca. Catharsis rappresenta il secondo disco per i Mandatory ed è certamente un bel sentire, peccato che la band sia stata costretta a dover fare tutto da sola (cosa che accade sempre più spesso in un mondo ormai in piena crisi), anche se l’importante (anzi, fondamentale) era rialzare la testa, e fornire una musica in grado di mantenere un ricordo positivo.

Con Catharsis i Mandatory non cambiano drasticamente il loro mondo, diciamo che arrivano a modificarlo, ad inquadrarlo nella retta via (più vicina al termine classico del genere che li racchiude e meno “alternativa”), quella che potrebbe portarli a risultati importanti in un prossimo futuro. Certo, la strada non è stata ancora sgomberata da tutti gli ostacoli ma devo dire che la nuova fatica si fa apprezzare nella sua interezza, concedendo giusto appena pochi attimi alla disattenzione (niente di altamente negativo comunque). Stupisce la freschezza ritrovata, e l’esaltazione di certi momenti che lasciano di certo ben sperare se guardati attraverso quest’ottica più positiva.

Le influenze si mantengono su nomi come Soilwork (costruzione), In Flames (stile, indicazioni base) e Scar Symmetry (congiunzioni vocali), il sound è quadrato, a suo modo conciso e meccanico, privo di sbavature e spesso rivelatore di riffs altamente classici. I Mandatory non si scompongono e l’opener End of Watch scaccia le passate brutture sulla scia di un ritornello trascinante.

Act I: Traged è bella spigolosa quanto capace di aprirsi su melodie eteree durante il refrain, la canzone mette in vetrina le buone prestazioni dei cantanti, possente e rauco il growl, sempre bene inserito invece quel pulito mai stucchevole. To the Streets è un inno di ribellione che potrebbe faticare più del previsto nel catturare mentre Emperor riporta la situazione su un percorso più ordinario anche se sarà l’avvento di Act II: Catharsis a colpire definitivamente il bersaglio nel centro, la title track si pone come leader assoluta dell’album trasportata da un riffing portante alla At the Gates così altamente classico da fartelo prontamente dimenticare. Poi beh, l’apparato corale è senza dubbio la migliore espressione fatta dalla formazione austriaca. Più in la troveremo il pezzo che ti acchiappa Shadowmaker, quello capace di stoppare, rallentare momentaneamente le cose (For the World to See) e Act III: Purification, quello più denso di carica liberatoria.

Catharsis è certamente un buon disco, capace anche di reggere la botta della distanza, purtroppo per riuscire ad attirare una maggiore attenzione questi ragazzi dovranno faticare ancora un pochino, perché la gente posta in platea molto spesso non riesce ad interessarsi a prodotti solamente meritevoli, ma soprattutto sotterrati da quelli più ingombranti e famosi.

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Riassunto

Autoproduzione (2014)

Tracklist:

01. End of Watch
02. Act I: Traged
03. To the Streets
04. Emperor
05. Act II: Catharsis
06. Shadowmaker
07. For the World to See
08. Act III: Purification
09. Blueprint

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