Cernichov – The Mold Legacy

Secondo disco per il progetto dark ambient Cernichov, a proporcela è la nostrana Dornwald Records che dà alle stampe l’opprimente e grigio The Mold Legacy.

L’aspetto del digifile fa subito scattare un’insana voglia di buttarsi dentro questo mondo cinereo e sprezzante, un posto che lascia graficamente pensare – in combutta con il logo – ad un qualche progetto di putrido e violento black metal. Ma non esiste niente di più sbagliato, poiché la musica a firma Cernichov descrive con l’uso di soli rumori ed effetti un mondo futuro governato da leggi prettamente organiche, un luogo dove l’essere umano viene chiuso, blindato e rilegato a semplice ruolo di “pedina”, giusto un mero contorno.

Come ogni buon lavoro noise/dark ambient che si rispetti risulterà nevralgico il sapersi calare nella parte, e saper dunque “comunicare” a distanza con l’arte dei due creatori di The Mold Legacy. Questi sono l’americano David Gutman e l’italiano Marco Mazzucchelli, il duo riesce a far calzare alla propria musica una certa sensazione organica, e ci trascina con serafica quiete dentro un percorso buio, ricco di lastroni grigiastri, tanto avvincente quanto ricco d’opportune insidie.

Sarà certamente la pazienza a dominare, a decretare se il tragitto per noi costruito apparirà come idoneo. Ascoltare The Mold Legacy è un po’ come osservare con occhi nuovi l’abbandono e la rigenerazione. Sapremo usare tale arma musicale per viaggiare, “vedere” ed immaginare? Di sicuro l’incipit di base unito alle sei (mai esagerate nei minuti) composizioni è parecchio intrigante e si merita quantomeno un primo e conoscitivo viaggio esplorativo.

Le creazioni dei Cernichov riescono a cullare e a fornire necessario sostentamento, danzano placidamente per i fatti propri, salvo squarciarsi di tanto in tanto (giusto per raggelare la situazione) per lasciare aperte fenditure dalle quali potremo spiare, rabbrividire di colpo, o farci sedurre a seconda del caso.

Oscurità attorno e propensione all’immaginazione bene accesa dovrebbero portare a sperati frutti. D’altronde chi mastica il genere sa che il “tutto e subito” non abita qui. Più lo si ascolta The Mold Legacy e più diviene convincente, un fido compagno per la riflessione e lo spirito, ma senza dubbio calzante anche per certe immersioni letterarie. Rumorismo d’élite.

Dornwald Records (2021)

Tracklist:

  1. Megaverse
  2. The House On Ash Tree Lane
  3. The Logic in Constructivism
  4. Petris Fractals
  5. Those Sparkling Fire In That Eternal Void
  6. Once Upon A Time In Cybertron