Wolfuneral – Reign Of Decadence

Interessante progetto italiano fautore di un Black Metal dai tratti sinfonico/oscuri e dark, è questo quello che troveremo su Reign Of Decadence detto con parole veloci e semplici. Inizialmente l’album […]

Interessante progetto italiano fautore di un Black Metal dai tratti sinfonico/oscuri e dark, è questo quello che troveremo su Reign Of Decadence detto con parole veloci e semplici.

Inizialmente l’album potrebbe non convincere appieno nascondendo “timidamente” la propria oscura forza, penso che il tutto sia attribuibile ad una registrazione un poco impastata e ridondante (stiamo pur sempre parlando di una persona che si occupa di tutto) che toglie almeno inizialmente dalla visuale tutto quello di buono fatto in sede di songwriting; perché i brani ci sono nonostante l’effetto “nascondino” di prima ed il riffing alla fine diventa a suo modo semplice e accogliente, gioca continuamente su spirali melodiche di media intensità e quando decide di offendere lo fa più che dignitosamente . Ogni passaggio è ben pensato, una specie di percorso dissonante proposto in maniera pacata e lieve (bello il “cozzare” di tale aspetto rispetto all’uscita “ruvida” del sound della sei corde), si respira, si percepisce alla lontana anche una sorta di freddezza, ma non è li che bisogna andare a trovare il proprio habitat ideale, perché l’album lavora piano piano ai fianchi e diventa silenziosamente sempre più convincente soprattutto quando arrivi a realizzare quanto -sotto sotto- voglia attirare, calamitare verso di se.

Sono le chitarre ad intarsiare le cose migliori, basterebbe la nera immediatezza di World Of Lies per capire il vocabolario usato su questo disco (anche se l’impatto si affievolisce nel corso del tragitto diventando meno pungente e più “etereo”) ma è con la title track che le cose si fanno ancor più interessanti, nei suoi otto minuti rilascia un ingombrante e claustrofobico riffing fatto di rallentamenti oscuri e pressanti. Sul tutto vengono installate tastiere che riportano la memoria a formazioni che ne facevano ampio uso verso metà anni 90 (anche la voce e un certo uso di parti narrate riporta automaticamente a quei tempi). Agony si pone inizialmente con maggiore rudezza ma ben presto si tramuta in un affresco melodico grazie a tastiere epico/sognanti e una prestazione vocale qui davvero maiuscola (se dovessi presentare il disco con la scelta di una singola canzone userei proprio questa). Sacrale, nera e gotica è Absinthe, ipnotizzante tortura che dispiega uno made in Italy privo d’aria e in completa agonia. E’ un giro di tastiera triste e melanconico quello che apre Suicide Calls, il pezzo piano piano inizia a “sanguinare” intensificandosi grazie ad apprezzate “colate depressive”. Infine troviamo Chaos (l’uso delle tastiere su questo brano l’ho apprezzato in maniera particolare) a spiegarci e ribadire una volta per tutte le intenzioni di questo ragazzo che conclude fascinosamente un disco sul quale riporre solo la giusta attenzione.

Segnatevi questo nome per quando avrete voglia di sondare un poco l’underground nostrano, chissà che il sound preparato da Wolfuneral non faccia proprio al caso vostro. Black Metal ritmato, criptico, e parecchio affascinante, affiancato poi da un “confezionamento” tanto semplice quanto bello (e limitato, quindi sapete già come agire).

About Duke "Selfish" Fog