Windbruch – No Stars, Only Full Dark

L’arte di scoprire senza mai fallire, non smetterò mai di ripeterlo nei confronti della Hypnotic Dirge Records, uscite sempre di qualità o spesso -come in questo caso- “valorizzazioni”  giunte da […]

L’arte di scoprire senza mai fallire, non smetterò mai di ripeterlo nei confronti della Hypnotic Dirge Records, uscite sempre di qualità o spesso -come in questo caso- “valorizzazioni”  giunte da una precedente autoproduzione. Eh si perché questo No Stars, Only Full Dark era lì in disparte, pronto a passare indifferente a molti se non a tutti, perché è sempre più difficile muoversi e districarsi nelle varie uscite, il tempo poi è sempre di meno, sembra volare maggiormente più passano gli anni. Cosa buona e giusta quindi la “valorizzazione”, perché l’etichetta si è creata nel tempo un buon seguito (anche se credo che il guadagno non sia proporzionale con quello di buono che si è fatto, la perseveranza è passione, forza HDR!), gente come il sottoscritto che al 90% sa che il prodotto sarà quantomeno di buon valore. Ed è proprio quello che succede con il secondo disco di questa one man band Russa, non si tratta di un lavoro di innate proporzioni qualitative o eccessiva spiritualità, però nel suo piccolo riesce ad emergere facendo del proprio oscuro-ovattato mondo un qualcosa degno di essere provato.

 
Malinconia, un pizzico di cupa marzialità, freddo e “grasso” uniti nello stesso pentolone, tipico timbro Russo a donare un po di sano “fuoco dell’est” e tastiere a piazzare “aria condizionata” sul tutto. Si sente chiaramente l’operato di una singola persona e come tale va preso questo prodotto che arriva planando a noi (come la Civetta di copertina) silenziosamente, il suo sapore arriva lento prendendosi il suo sacro tempo (sia nel brano singolo che nel disco intero). No Stars, Only Full Dark non è ne Black Metal rapido e d’impatto ne di quello straziante o altamente depressivo (malinconico come già detto si, ed aggiungerei anche “fortemente”), ma si trova da qualche parte in quel mezzo senza pendere da una o l’altra parte, ciò che risulta certa e altamente concreta e la parte melodica, giri ad ampio respiro che sanno tirare fuori quelle emozioni funzionali ad essere un “sicuro rifugio” (esempio perfetto la coda di No More Entry, No More Exit), in pratica proprio quello che si va cercando con tale musica. 
E se quando parte No Stars perderete una lacrimuccia non vergognatevi (il Burzum di Filosofem ad impartire lezioni qui e da qualche altra parte lungo lo svolgimento dell’opera), in fondo cosa c’è di più triste di un cielo senza stelle?

 
No Stars, Only Full Dark da una parte riempie a sazietà, ma in qualche oscura maniera lascia anche poche tracce dietro di se, come una figura spettrale che danza sulla neve, si percepisce un qualcosa di astratto alternato talvolta ad un sentore “fisico” (ad esempio l’incedere doom di A City On Fire), si può dunque dire che il tutto “spiazzi” senza oggettivamente fare niente di così esorbitante per farlo. Il consiglio senza dubbio è quello di prendere il lavoro tutto di getto come se ci trovassimo di fronte ad un unico lungo pezzo, così da poter godere appieno di ogni  piccolo movimento senza la preoccupazione di valutare una tale canzone perché così rispetto a quella un po cosà.
Bella anche la diversità delle altre due canzoni di lunga durata, una dietro l’altra Only Full Dark e Neswa-Pawuk  , quiete, leggiadre, straniantemente silenziose ed “intermittenti” omaggi notturni a nostro esclusivo uso e consumo.
Vale un po il discorso che si può fare per qualche serie tv, ci aspettiamo sempre grandi cose, colpi di scena incredibili e quando li vediamo perdiamo di vista i concetti come dire “nascosti” che magari pensandoci dopo a mente fredda sono anche i migliori. Guardare all’insieme è determinante per questo tipo di dischi, e se non lo si fa si rischia di finire schiavi di sbadigli e disattenzione.
C’è ancora spazio per sensorialità ed introspezione? voglio credere di si.

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