Walk Through Fire – Furthest From Heaven

Dopo un primo passo autoprodotto la grande occasione arrivo nel 2011, grazie al fiuto e all’abbraccio sicuro della Aesthetic Death. Gli svedesi Walk Through Fire furono liberi di rilasciare il […]

Dopo un primo passo autoprodotto la grande occasione arrivo nel 2011, grazie al fiuto e all’abbraccio sicuro della Aesthetic Death. Gli svedesi Walk Through Fire furono liberi di rilasciare il loro secondo ed “ingombrante”  disco dal titolo Furthest From Heaven.

Il disco si muove in territorio sludge doom apocalittico, ma vede anche manifestarsi forti accenti post rock/core. Al suo interno troveremo tre lunghe composizioni più un breve traliccio strumentale (quattro minuti saranno sempre brevi rispetto ai dieci e più delle altre canzoni) che quasi sparisce in mezzo al magma predominante. I Walk Through Fire mettono in mostra un gusto pieno e rotondo dal quale sarà però difficile uscire, un suono impastato ma allo stesso tempo fluido, roccioso e dai forti sentori catastrofici. Ci vengono schiaffate in faccia continue abrasioni, lentamente come il ciondolare delle chitarre. La prestazione vocale si gioca di pari passo il ruolo di grande protagonista assieme all’imponente muro imbastito dalle chitarre. La voce oltre a trasmettere disperazione e sofferenza non si dimentica mai di alimentare la fondamentale componente abrasiva, un lato con il quale bisognerà scendere a continui patti per poter fraternizzare con il prodotto. Furthest From Heaven diventerà presto quello che vuole subdolamente essere, un disco compatto e dalla forte componente “egoistica”, un lavoro dalla stramba formula moderato/aggressivo che ha l’unico intento di gettare l’ascoltatore in un perenne limbo “di circolare assenza”, un posto dove l’azzeramento delle possibilità diventa presto l’unico fattore percorribile. Le tre canzoni non subiscono mai forti variazioni durante il loro svolgimento (come è giusto che sia col senno del poi), e hanno il pregio di non puntare mai la noia, questo nonostante la pesantezza sia respirabile quanto un bel macigno (anche se un lieve amaro in bocca per qualcosa che poteva essere meglio alla fine -non so come- rimane).

Sono fiammate continue quelle che si possono sentire sulla iniziale title track, i Walk Through Fire giocano con la propria musica come si è soliti fare con il classico pulsante on/off, togliendo e mettendo energia con elitaria continuazione. La musica passa così con estrema disinvoltura da colori rosso accesi ad inquietanti grigi soffocanti. La ricetta viene riproposta senza variazioni anche nella funerea Through Me They Bleed e in The Dead Sun, brano che rivela il suo splendore grazie ad un finale dal forte e nebuloso sentimento.

Furthest From Heaven è senz’altro consigliato, un ottimo titolo che merita il proprio spazio fra le discografie più esigenti. Potrà certamente piacere di più o di meno rispetto a questo umile giudizio, di certo sarà in grado di regalare quaranta intensi e desolanti minuti.

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