Total Empty – Planktoon

Strana la vita. Fino a qualche anno fa avrei probabilmente sbriciolato il disco in questione senza neanche ascoltarlo, indipendentemente da tutto. Oggi, 29 maggio 2013, mi trovo invece ad accogliere […]

Strana la vita. Fino a qualche anno fa avrei probabilmente sbriciolato il disco in questione senza neanche ascoltarlo, indipendentemente da tutto. Oggi, 29 maggio 2013, mi trovo invece ad accogliere con piacere e un pizzico di curiosità il debut album dei conterranei Total Empty. Disintossicazione da attitudine true metal? Inevitabile processo di poserizzazione? Lasciamo volentieri risolvere questo dilemma a chi ancora non ha sbattuto la faccia contro i problemi della vita reale e passiamo oltre.

Groove e pesantezza sembrano essere le parole chiave del combo ligure, certamente influenzato da quella corrente alternativa che nella seconda metà degli anni ’90 veniva catalogata – dai soliti furboni patentati – come nü metal. Termine che inglobava in un calderone allucinante tutte le bands che, stufe dei quattro cavalieri (Metallica) e dei quattro deficienti (Manowar), cercavano una via d’uscita dai soliti stereotipi.
The melting pot! Prendete l’intamontabile riff di Iommiana memoria (Master of Reality regna incontrastato!) ripulitelo per bene (no.. no… non dite quel nome, i Pantera non sono mai esistiti!) e imbastarditelo con l’ipnoticità tipica degli Helmet ed una spruzzatina di Rage Against The Machine per ottenere un prodotto, un Planktoon, destinato ad attecchire principalmente sulle sponde della west coast statunitense piuttosto che su quelle decisamente più povere bagnate dal mar Ligure.

La band appare davvero molto unita e compatta, senza galletti o isteriche primedonne pregne di manie di protagonismo. Un gruppo di amici con parecchie frecce al proprio arco. La granitica Soldier, la più melodica Outside o ancora l’autocelebrativa Total Empty (perfetta come opener dei futuri concerti… Zanna e Giallo se ci siete battete un colpo!) sono in grado di emozionare i nostalgici del Lollapalooza, così come gli amanti dei seventies troveranno pane per i loro denti grazie al feeling stoner e “cazzone” emanato dalla dirompente Wonderland, traccia che sembra fuoriuscita direttamente da un certo Caravan Beyond Redemption… Ouuuyeeahhh!!

Chiaro che se domattina – miracolosamente – mi risvegliassi nel ruolo di grande produttore discografico (sob… sic!) e dovessi puntare due dollari su un eventuale primo singolo, la scelta ricadrebbe automaticamente su Watch Out, che magari non avrà un chorus particolarmente memorabile, ma riesce comunque a farsi amare grazie ad un paio di accelerazioni (finalmente, cazzo!) davvero ben piazzate.
Chiudono quest’abbondante mezz’ora la ballata Father (per la gioia di fidanzate, mogli… e pargoli in arrivo!) seguita da You Lose, unico episodio forse non all’altezza, o comunque il primo in cui la formula comincia a mostrare segni di cedimento.

Davvero niente male per essere all’esordio (un plauso anche per i velenosi testi carichi di critica sociale) ma resto sempre del parere che se si vuole ottenere un’esperienza davvero Totale la tecnica open minded da sola non basta: bisogna rendere il tutto meno prevedibile, più omogeno, aggiungendo inevitabilmente una maggior quantità di “farina del proprio sacco” (critica che, dal basso della mio modestissimo curriculum, mi sento di muovere anche a tutto il carrozzone targato Nadir Music). Soltanto così si riuscirà ad emergere brillantemente, nel sempre comatoso sottobosco genovese…

Alexander Il'ič Ul'janov

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