Swine Overlord – Parables of Umbral Transcendence

Esordio per gli americani Swine Overlord, la band parte carica e decisa alla conquista della categoria più brutale e “slam” del death metal. Le cose ai nostri vengono subito fuori […]

Esordio per gli americani Swine Overlord, la band parte carica e decisa alla conquista della categoria più brutale e “slam” del death metal. Le cose ai nostri vengono subito fuori molto bene, Parables of Umbral Transcendence ti aggredisce dapprima blandamente, poi arriva ad allietarti malsanamente con le sue ritmiche maleodoranti (chiuse ma ma mai così tanto da arrivare alla parola “asfissianti”), perennemente in bilico fra l’insana voglia di “brutalizzare” (facendolo unitamente a una qualche recondita forma di finezza) mista a quella di radere al suolo l’immaginabile; si rimane così legati a continui “tempi morti” (ovvero amore incondizionato per i rallentamenti, ben scanditi e mattatori dell’opera in questione), arrivando a vivere l’ascolto positivamente, perché i pezzi riescono nella non semplice impresa di lasciare un loro preciso e determinato ricordo.

Ovviamente le persone cosiddette “esigenti” non troveranno nulla di nuovo su questa release, niente che non sia già stato detto in diverse salse multicolori da altri, cercare di argomentare o trovare una difesa su queste basi diventa anche altamente forzato, dipende tutto dalla presenza o meno di quel “timer” interno che ognuno ha nel bene o nel male in dotazione, se in cuor nostro abbiamo già deciso o meno in partenza che un dato genere è ormai prossimo al definitivo capolinea, completamente privo della capacità di offrire qualcosa di nuovamente interessante. Questa visuale negativa non potrà che attirare ulteriore “depressione” riguardo questa uscita, rendere in qualche modo cieco l’ascoltatore privandolo di quella leva in grado di far scattare invece la parte opposta della faccenda, quella dello svago e del divertimento, quella di saper mettere in circolazione un disco infischiandosene di ogni cosa (o quasi), riuscire a tenere i propri pensieri allacciati alla musica, farsi travolgere come un fiume in piena da chitarre pachidermiche, vorticose e da una prestazione vocale che non vuole mai veramente “esagerare” nell’arrivare a toccare livelli d’incomprensibilità totali (vista da questa angolazione ho molto apprezzato il fatto di aver voluto mantenere di fondo una certa “umanità”).

Parables of Umbral Transcendence cinge, e lo fa attraverso continui stop’n’go, partenze, grattate, brusche ripartenze, accelerate su piani sempre diversi, ogni strumento riesce a ritagliarsi il proprio spazio facendosi notare al meglio, questa è sicuramente l’arma ulteriore e definitiva in dote ad un disco che non smette un solo attimo di spargere la propria brutalità, la sua essenza anche dopo ripetuti ascolti. I tredici brani diventano piano piano un pasto succulento, da inghiottire sbrigativamente in un sol colpo, se si riuscirà a beccare il mood giusto si potrà anche pensare di alzare il voto che ho scelto di dare perché il disco non gira mai veramente a vuoto, non arriva mai a farti annoiare (o magari anche solo a fartelo pensare), tiene invece l’attenzione sempre li in primo piano, e ogni “pennellata” finisce con il catturare, renderti partecipe di questo fiume in piena.

Mettersi a fare track by track in questi casi porterebbe solo ad una continua ripetizione di concetti o parole, il disco ha valide cartucce da sparare all’inizio (Celestial Purge e la “scavatrice” Post-Burial Defloration), a metà (la “melodica” e deviata Falsum Messias, la sconquassante Chunks e Cadaveric Pantomime), e anche alla fine, quando magari ti ritrovi lì ad aspettare qualche piccolo cedimento (la diabolica e schiacciasassi Porkchop, the Man-Butcher e Seeds of a Treacherous Creation) le durate delle singole canzone infine variano abbastanza, riuscendo nell’impresa di non dare mai niente per scontato.
Ascoltare questo disco equivale allo sbattere la testa continuamente contro qualche spigolo, nonostante questo “stordimento” le finezze da notare non sono nemmeno poche e i riffs sputati fuori incessantemente ne sono la più fulgida dimostrazione.

About Duke "Selfish" Fog