Solarsteinn – Challenge of Thor

Primo passo per il “viking project” Solarsteinn, one man band proveniente da Lanciano ma che vaga lassù tra freddo e fiordi con testa, pensiero e cuore. Il primo passo è […]

Primo passo per il “viking project” Solarsteinn, one man band proveniente da Lanciano ma che vaga lassù tra freddo e fiordi con testa, pensiero e cuore. Il primo passo è senza dubbio assai coraggioso e si manifesta tramite una lunga suite pagana (18 minuti) pregna di spiritualità alla Bathory (quale lato potete facilmente indovinarlo da soli) e con accenni a Vintersorg e Doomsword. Presentarsi in questo modo alza da subito le aspettative, è un po l’equivalente di compiere un “passo tonante” nel percorso scelto d’intraprendere. Challenge of Thor nel suo arco temporale sa intrattenere al meglio, non si perde (cosa che poteva risultare certamente plausibile) pensando invece ad operare nella maniera più semplice possibile (proprio per questo arriva secondo il mio punto di vista a “vincere”). C’è la giusta varietà e non c’è quella -forse scontata- voglia di d’eccedere che tante volte accalappia quando c’è da buttare giù del materiale che vada oltre i soliti 4/5 minuti convenzionali. Challenge of Thor è a modo suo una dichiarazione “romantica” (ottimamente spiegata dagli ultimi minuti, una marcia in più rispetto ai soliti finali di facciata, liricamente invece si ispira agli scritti di Henry Wadsworth Longfellow), una canzone che sa prendersi il tempo senza buttare alle ortiche minuti preziosi. Il grado epico è dominante (ovvio) ma non sovrasta altre particolarità che potrete benissimo riscontrare da soli, la melodia si intrufola lasciando il segno, ed è lì che realizzi di essere davanti al primo passo di un nuovo viaggio pieno d’aspettative, con pericoli ed oscurità ancora ben distanti (ma già presenti nel sangue).

L’esigenza non è mai eccessiva quando ci si adopera sul versante pagano del metal, l’importante è convincere con i mezzi in dotazione (la storia insegna che possono anche essere completamente “poveri”; “non ci interessa la produzione ma solo il succo che c’è dentro”), riuscire a toccare determinate corde, dimenticare -magicamente- di come alcune volte possano essere trite e ritrite. E’ come una sorta d’intima collezione, è l’aggiunta di un nuovo guerriero, di un nuovo compagno su cui poter fare affidamento quando sarà momento.
In questi casi non cerco nemmeno di pensare ad un voto (per quello ci sarà modo in futuro), una canzone è sempre poca quando resta “l’unica”, anche se dura la bellezza di 18 minuti. L’unico dovere che abbiamo ora è quello di appuntarci il nome Solarsteinn nel taccuino delle cose da ricordare.

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