S.O.B – Still Grind Attitude

La vita è ingiusta, e questo i Sabotage Organised Barbarian dovrebbero saperlo bene. Ben pochi “addetti ai lavori”, infatti, rendono il giusto tributo ai veri pionieri del grindcore. Sia on […]

La vita è ingiusta, e questo i Sabotage Organised Barbarian dovrebbero saperlo bene. Ben pochi “addetti ai lavori”, infatti, rendono il giusto tributo ai veri pionieri del grindcore. Sia on the real world – dove ho ormai fatto l’abitudine nell’incappare in gente dotata dello stesso bagaglio musicale di Simona Ventura – ma ancor più clamorosamente navigando per la rete – covo di improvvisati sapientoni dell’ultimo minuto – ci si può imbattere in dosi di inspiegata indifferenza, o forse ignoranza, riguardo il combo nipponico. Precursori, si diceva prima, di quel sound chiassoso e roboante portato alla ribalta dai più conosciuti Extreme Noise Terror e Napalm Death.

Come spesso accade per tutte le grandi band di tale filone, anche la proposta dei samurai in questione affonda le radici principalmente nell’hardcore punk (in quegli anni era senza dubbio la materia più estrema in circolazione, fatevene una ragione brutallari e blackster di ‘sta ceppa!!! ) testimoniato dal capolavoro Don’t Be Swindle (1987), per poi successivamente mescolare il tutto con imponenti dosi di thrash metal d’annata, partorendo uno dei migliori esempi crossoveriani di sempre (What’s the Truth?, o ancor di più Gate of Doom del 1993).
Dopo la scomparsa del frontman Yoshitomo “Tottsuan” Suzuki, grottescamente suicidatosi sotto ad un treno (!!!) e conseguente split up depressivo, i nostri rinascono – aiutati dall’amico Kevin Sharp dei Brutal Truth – al grido di Still Grind Attitude, per riprendersi ciò che è loro anche nel nuovo millennio.

Chiariamo subito una cosa: non siamo davanti ad un lavoro inedito, ma piuttosto ad una raccolta di quelli che sono i pezzi più rappresentativi, proposti dalla rinnovata line-up. Resurrezione purtroppo riuscita solo a metà, in quanto la band, tutt’ora attiva relativamente al continente asiatico, non ha dato seguito a quest’ultima fatica, ormai targata 2003 (e che come tutti i predecessori, si può trovare soltanto d’importazione a prezzi non sempre ragionevoli).
Guardando l’ampia tracklist di 25 pezzi scappa subito un sorriso di compiacimento. I classici, infatti, ci sono proprio tutti: Raging in Hell, Not Me, Repeat at Lenght, al quale vanno aggiunte le meno datate Delusions of Terror e Mind Empty of Happiness. I nostri amici “mandorlati” sono qui, pronti a raccontarci la loro carriera in poco meno di un’oretta: riff thrasheggianti da torcicollo assicurato, morbosi rallentamenti, rimbombanti sfuriate seguite da break incendiari, direi che non c’è proprio da annoiarsi. Tecnicamente parlando, vanno promosse a pieni voti le performances dei nuovi arrivati, specialmente quella del singer Etsushi, capace di alternare la classiche urla disperate ad un vocione decisamente piu crusty; ma la cosa che più mi fa amare questa band, e che la rende tremendamente punk, è l’innata facilità nel calare riff tanto semplici quanto efficaci (Inner Hypocrisy, ascoltare per credere). Volendo azzardare un paragone, si può dire che i S.O.B siano la versione estrema dei Cryptic Slaughter, ovvero una vera e propria lezione (ma potrei anche usare il politically incorrect “calci nel culo”) a tutti gli innocui masturbatori strumentali che gravitano nella scena.

Essenziale la produzione, pungenti i testi (qualcuno ha detto Humanity of Stupidity ?!?) insomma, i “kamikaze macinati” hanno superato la prova del tempo.
Se per voi il Sol Levante equivale soltanto a Loudness, Sigh e Metalucifer… beh, è arrivata l’ora di porre rimedio a questa grave lacuna.

Alexander Il'ič Ul'janov

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