Semai – Delubrum

Il progetto Semai nasce attorno l’anno 2004, svariati demo e split hanno costellato gli anni successivi sino al 2011 e al qui presente Delubrum, primo lavoro a ricevere adeguata “promozione” […]

Il progetto Semai nasce attorno l’anno 2004, svariati demo e split hanno costellato gli anni successivi sino al 2011 e al qui presente Delubrum, primo lavoro a ricevere adeguata “promozione” grazie all’impegno di due etichette come Le Crepuscule Du Soir e Gnosis Records. Il cd è stato stampato su scarno ma carino digipack ed è limitato su pochissimi 100 esemplari .

I precedenti demo sono a me sconosciuti e non posso quindi fare nessun tipo di paragone. Su questo album i Semai si dilettano per mezzo di un noise/industrial/dark ambient parecchio oscuro e opprimente, evidenti richiami sludge/simil black fanno il resto. Ci sono tormento e desolazione a palate nei due lunghi brani previsti, disturbo si ma mai portato all’eccesso, non fastidioso quanto le tipiche produzioni noise che in genere ci troviamo di fronte. Diciamo pure che Delubrum elargisce potenti dosi di sonnifero su toni inquietanti, alla fine ci troviamo per le mani poco meno di quaranta minuti (20 minuti la prima parte, 17 la seconda) tenebrosi ma in qualche modo pure accesi e vibranti. Si può considerare la prima composizione come “lineare”, mentre con la seconda tende a variare più volte tema ed effetti (il finale poi è totalmente sacrale). Rumorismo quieto e funzionale, se vogliamo inusuale, e pazienza se di norma questo genere tenda a concedere altre/diversificate sensazioni. I Semai vogliono essere un po questo e un po quello, l’ascolto in solitaria risulta ovviamente d’obbligo, Delubrum vi si attaccherà addosso come pece, ma solo se siete personalità tetre e tendenti ad una visuale “negativa”.

Delubrum è come una lenta discesa nel nulla, con incubi e disagi pronti a fioccare in ogni momento, un prodotto da sviscerare solamente quando si è dell’umore adatto, quando l’unica voglia è quella di stare soli, per vivere in assoluta consapevolezza le più fonde inquietudini. Consigliato solo a chi sa “reggere”, per chi sa ancora oggi gustarsi un binomio musica-artwork (perfettamente calzante con la musica) semplice e d’effetto.

About Duke "Selfish" Fog