Saison De Rouille – Caduta Dei Gravi

Rigida ed opaca marzialità e disturbante “industrialismo” rappresentano la pelle del debutto Francese ad opera degli Saison De Rouille (che decidono di usare l’italiano per il titolo del disco). Loro […]

Rigida ed opaca marzialità e disturbante “industrialismo” rappresentano la pelle del debutto Francese ad opera degli Saison De Rouille (che decidono di usare l’italiano per il titolo del disco). Loro parrebbero essersi ritrovati per una “session” del tutto particolare, senza fretta incominciano un percorso portandolo avanti in modo lineare, a piccoli tocchi, con innesti “crepuscolari”, rintocchi di costruzioni appena accenati e ritmiche industrial/marziali.
E’ come un cerimoniale recitato con “voce estrema” ma austera, fiera e “ferma”, di conseguenza tale ascolto potrebbe far storcere il naso a chi di solito non si lascia abbandonare a cose dal tocco un poco più diabolico.

Caduta Dei Gravi è disco solido, sacrale e compatto, un disco che fa della propria linearità il fulcro essenziale. La presenza di un vago spirito neoclassico a tratti riesce ad elevare maggiormente delle composizioni che riescono nell’intento di opprimere ed accompagnare l’ascoltatore in un viaggio non privo di pericoli ma dai tratti personali ed emozionanti.

Grazie allo sforzo di diverse etichette potremo far nostro questo disco (inizialmente stampato solo su lp, la versione cd è arrivata dopo con artwork differente) fatto di esclusivo “senso spigoloso” e di un incedere che non sfocia mai nella follia ma che bada invece al “controllo” (quasi una finzione, il punto prima della completa pazzia) per facilitare la perfetta focalizzazione dell’intero prodotto che andrebbe (secondo la mia visione delle cose) consumato da cima a fondo senza alcuna interruzione, come se fossimo di fronte ad un unico, opprimente e fagocitante brano. Perché le varie sfumature possono essere colte al meglio solo tramite una esposizione continuata, accompagnati nel tormento potremo trovare il filo dell’opera, un qualcosa di mai completamente stabile, un qualcosa sempre li li per esplodere, deflagrare.

L’incedere che cattura, semplice ma dannatamente efficace, produzione abbastanza fredda e non poteva essere altrimenti, mentre un ultimo elogio se lo meritano l’interpretazione vocale in grado di conferire il giusto grado di “pessimismo e fastidio” (è lei che sotto sotto guida il resto della programmazione) e l’artwork del vinile che si lascia ricordare piacevolmente fin da subito.

About Duke "Selfish" Fog