Zgard – Within the Swirl of Black Vigor

L’incredibile prolificità di Yaromisl ci porta in questo 2017 al sesto tassello della gloriosa creatura Zgard. Ho già speso in passato parole più che positive per due dei loro full-lenght […]

L’incredibile prolificità di Yaromisl ci porta in questo 2017 al sesto tassello della gloriosa creatura Zgard. Ho già speso in passato parole più che positive per due dei loro full-lenght e non posso che confermare l’assoluta bontà anche in occasione di Within the Swirl of Black Vigor, ennesima perla pagan/symphonic di una discografia solida, testarda e quantomai perfetta in tutto ciò che vuole rappresentare musicalmente il monicker in questione (e anche qui la difficoltà nel cercare di fare figli e figliastri è un fastidio che voglio evitare di vivere, tutto naviga a pari velocità, l’importante è iniziare ad ascoltarli, il resto verrà da se).

Si rischia la ripetizione dei concetti, ma d’altronde Yaromisl dopo aver subito trovato stile, armi ed ispirazione non ha sentito l’urgenza di evadere da un preciso e opulento raggio sonoro. Il nuovo Within the Swirl of Black Vigor dirada -per l’ennesima volta- ogni dubbio a riguardo, e rappresenta un fiero testamento di cocciutaggine condita dalla presenza dell’opportuno istinto divino/astrale/primordiale. Ma se andremo bene a sentire alcuni approcci li troveremo lievemente modificati rispetto al recente passato, il tutto gioca oggi a favore di una voglia meno “leccata” in fase di produzione, bisognosa di un ritorno all’oscurità (qualcosa che rema nella direzione del magico Reclusion tinteggiato però di nero) e alle cose introspettive, fatte “forse meno bene, ma più istintive”.

Within the Swirl of Black Vigor mette in circolazione sette nuovi brani più l’intro di circostanza (che fra l’altro ci introduce al meglio nel mood nell’opera) per un totale di 56 minuti giostrati nella totale sospensione. Calano le tenebre sulle note furenti e isteriche di Forgotten, alla canzone spetta il compito di presentare il tipo di marcia inserita e lo fa attraverso un riffing scarno/melodico da antologia per quanto concerne il territorio melodic black metal. Le tastiere sono sempre una componente fondamentale all’interno della musica targata Zgard, bagnano senza invadere -oggi più che mai- conferendo un tocco di solennità al tutto. Un pezzo come Confession of Voiceless conferma l’esperienza maturata con attimi di “puro panico atmosferico” culminanti con vocalizzi ora epici, ora boschivo/femminili. E cosa si può dire riguardo la successiva Frozen Space? A me basta farla partire per non trovare puntualmente le parole…
A seguire troveremo una ferale, misteriosa e notturna Where the Stones Is Drone (l’uso del flauto in questo caso ci riconduce allo stile ben conosciuto da tempo) introduttiva allo spaccato ritmico/folk KoloSlovo atto a “spezzare” prima della consegna ad un finale lento e solenne rappresentato dalle freccie Cold Bonfire e l’ambient Winter Lullaby (otto minuti cadauna).

Se andiamo a mettere in successione tutti i dischi recanti la firma Zgard noteremo i tanti piccoli tasselli di un monolite sonoro ancora in bella costruzione (seguito da un impatto grafico di notevole livello). Non ci sono più scuse per continuare a ignorare cotanta bellezza proveniente dall’Ucraina, tanto non c’è limite o un ordine preciso da seguire scrupolosamente per come la vedo io; sollevatevi da ogni dubbio e partite senza remore dall’oscuro Within the Swirl of Black Vigor, lasciatevi abbandonare, intrappolare dentro questa tetra tela fascinosa e non ne andrete delusi (lasciatelo magari maturare un poco).

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