Zgard – Astral Glow

Ancora non completamente ripreso dall’ottimo e precedente Reclusion mi arrivava in poco tempo l’opportunità di fruire del terzo pargolo in casa Zgard. Sarà difficile non ripetere alcuni concetti base della […]

Ancora non completamente ripreso dall’ottimo e precedente Reclusion mi arrivava in poco tempo l’opportunità di fruire del terzo pargolo in casa Zgard. Sarà difficile non ripetere alcuni concetti base della loro proposta presentati nelle precedente disamina, lo sarà perché le cose non vengono spostate -fortunatamente- di un solo centimetro, il progetto pareva invero essere in uno “stato d’assoluta grazia”, alimentato da misteriose quanto “incredule” forze sconosciute, aiutate da composizioni ancora una volta perfette nel saper abbracciare l’ascoltatore per oltre una non semplice ora di espletazione. Sarà come finire dritti sparati dentro una valle incantata, con una fonte d’origine pronta a cambiare gli scenari di volta in volta. Continua così l’esplorazione “fantastico/sensoriale/spaziale” di questo progetto che dimostra di avere parecchie idee nel cappello.

Intanto la copertina -già da sola- ci metterà del suo, presentando l’opera al meglio delle possibilità, un artwork che “se la canta da sola” ancor prima che la musica faccia suo ingresso. Restando in questa parte di carriera potremo immaginare, riservare in qualche modo il giorno per Reclusion per affidare in successione Astral Glow alla buia notte. Ma il disco è pieno di aperture melodiche e quiete, anche se il tutto resta come “incubato” dentro specifici limiti, la creazione è ben ponderata e compressa in un continuo dialogo fra chitarre e tastiere, dove le une cercano di primeggiare continuamente sulle altre; sarà come assistere ad una accesa guerra tra amici, con nessuna vera ferita in ballo ma il guadagno “generale” a portata di mano.

Black metal sinfonico tetro e magmatico, lento ed atmosferico alla massima potenza, una piccola gemma nascosta nel firmamento underground, una musica che guarda ancora -consapevolmente o inconsapevolmente- all’operato dei Negură Bunget come base di partenza, per poi ottenere un risultato il più possibile personale (se ci riusciranno o meno starà a voi deciderlo). Echi norvegesi in qualità di lampi sul riffing e classico stampo dell’Est a dominare per quanto riguarda il reparto lirico, sono diverse le anime che danno fuoco e vita alla musica Zgard, l’ultima di queste è sicuramente quella folk, anche se resta confinata in un angolo ed emerge solo di rado, lasciando la grossa fetta della torta ad altre meraviglie.

Per entrare in confidenza con l’universo proposto dai Zgard bisognerà avere non poca pazienza per “l’incedere”, la band difatti pur risultando esteriormente “semplice” non lo è affatto nel suo reale complesso, che appare alla lunga affetto da pachidermia e “melodicamente  ingombrante”. Tempi sospesi che sono meraviglia (penso a When Breakin Down All the Ideals, turbinio innato/sensitivo), composizioni che non hanno nulla di sbagliato al proprio interno nonostante l’ingente durata (Balance In Universe, Letargy Dream e Return to the Void), più lo sento e più ci sento sfumature tanto semplici quanto geniali; sembra che dietro ogni inserimento tastieroso, dietro ogni nuovo riff ci sia dietro un lento lavoro d’erosione, poi c’è da rimanere stupiti dalla apparente semplicità di “incastro” che portano sempre in dote.

Resto incredulo, sbigottito e schiavo di questa musica abile nel guadagnare punti ossequiosamente, centimetro dopo centimetro. Lento scandire d’armonia ancestrale, così ampia da risultare difficile da descrivere. Non ci vuole molto per capire quanto possa piacere (o non farlo), la risposta bella o brutta che sia la vivrete subito sulle vostre carni.

Astral Glow, rilasciate il ringhio vocale, fate risuonare i flauti sotto un cielo di chitarre evanescenti e dentro una culla fatta di tastiere senza tempo.

About Duke "Selfish" Fog