Zenith – Aedipus Rimotion Of The Fragment 23

Ascoltare questo vecchio disco degli Zenith è stato appagante, scoprire (anche se con notevole ritardo) nuove realtà italiche di un certo spessore da sempre un suo particolare e strano senso […]

Ascoltare questo vecchio disco degli Zenith è stato appagante, scoprire (anche se con notevole ritardo) nuove realtà italiche di un certo spessore da sempre un suo particolare e strano senso di completezza. Il disco in esame è Aedipus-Rimotion Of The Fragment 23, e si muove per quaranta minuti in cupi territori dark ambient/noise, fortemente disconnessi e rituali. La musica è ricercata nel suo unico fine d’opprimere, le parti vocali sono recitate interamente in italiano (anche se devo ammettere di aver capito ben poche parole) e vertono continuamente in oscure filastrocche che mi hanno ricordato istantaneamente alcuni vecchi film italiani, in particolare quelli di Pupi Avati. E’ il tormento a farla da padrone in tutti e sette i movimenti, si mantiene quasi in modo forzato una linearità di fondo nel “non dare” un punto di riferimento, è tutto come un moto ondoso sconnesso e mai uguale a se tranne che per la materia. Fa capolino una chitarra in sottofondo, ma anche questa è usata al fine unico di aumentare il disagio nel modo più fastidioso possibile, mentre a creare la necessaria atmosfera horrorifica ci pensa un lugubre pianoforte intarsiatore di lente e sinistre note.
Trovare un appiglio è pressoché impossibile, l’unico modo per poter ascoltare questi “strati sonori” è quello di lasciarsi andare, bisogna solo lasciare fluire l’oscurità e sperare di trovare al suo interno un confortevole quanto dannato habitat.

Un disco per poche, molto poche persone. In cuffia di notte dovrebbe aumentare la propria dose di fascino e colpire maggiormente l’ascoltatore. Chi ama assaggiare un po di tutto potrà trovare pane per i propri denti dentro questa “strana” e contorta formula.

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