Yorkshire Rats – Sea of Souls

Avete presente i temporali estivi? non vi lasciano sempre con una vaga sensazione strana addosso, profonda ed assorta? piccoli “break” tra un divertimento e l’altro, come il fermarsi a pensare […]

Avete presente i temporali estivi? non vi lasciano sempre con una vaga sensazione strana addosso, profonda ed assorta? piccoli “break” tra un divertimento e l’altro, come il fermarsi a pensare improvvisamente a qualche problema, ma con ancora dentro lo spettro di qualche gioia appena passata. Sarà proprio questa percezione ad essere inscenata dagli Yorkshire Rats, la loro musica gioca “con i guanti” e saprà lasciare più di un sentore ai possessori di quella strana cosa chiamata “cuore”.

Allegria e malinconia messe a convivere per mezzo di un punk pop-rock leggero e sinceramente accattivante. Una cosa è certa, prevale la “leggerezza” ascoltando Sea of Souls, una leggerezza creativa, vogliosa di straripare ma con cognizione. Il piacere di ascoltarsi un album lontano dai problemi domina incontrastato, lo sguardo volge chissà dove, cerca d’acchiappare una sensazione latente-sfuggente, riconosciuta chissà dove, e chissà come. Una goduria che osserva da un piedistallo a “gambe accavallate”.

Zuccherosi ma amarognoli, sono spassionati questi inglesi durante le dieci canzoni proposte (troverete anche 3 rifacimenti in acustico), canzoni in grado di crescere di ascolto in ascolto, in alcuni casi sembrano ritornare su melodie già accennate ma la cosa devo dire non dà affatto fastidio. La voce di Don Mercy si compiace, esprime sensualità e pacatezza, solo la musica cercherà di intavolare qualche momento “spinto” di tanto in tanto, ma sarà meglio esortare i cercatori di aggressione a volgere lo sguardo altrove perché su Sea of Souls non ne troveranno.

Ad aprire troviamo la coralità “danzereccia” di Hurry Up and Wait, le successive Glory Days e title track rimarranno invece tra le mie indiscusse preferite, bellissime quelle strofe sbarazzine e i ritornelli “controllati”. Everyday è pensosa naturalezza rock n’ roll capace di crescere di volta in volta, mentre fra le restanti i nostri indovinano in pieno l’evoluzione di Lawful Civil Rights, la carica di Struck Down o la toccante “ballata” You Don’t Know Anything (già immagino sfracelli di commozione ai concerti). Infine non si può prescindere dalla sinuosa Only the Rich Men, portatrice di uno dei migliori refrain di tutto l’album.

L’Indelirium Records si dimostra per l’ennesima volta attenta, nonché abile nel variare genere senza mai deludere. Gettatevi pure senza indugio su questo mare che ogni cosa prontamente inghiotte.

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