Yorblind – Blind…But Alive

Francesi e al terzo disco, i Yorblind hanno come unica pretesa quella d’apparire il più compatti e coesi possibile, il gioco riesce loro bene perché Blind…But Alive intrattiene senza mai […]

Francesi e al terzo disco, i Yorblind hanno come unica pretesa quella d’apparire il più compatti e coesi possibile, il gioco riesce loro bene perché Blind…But Alive intrattiene senza mai indurre alla noia, riempie lo spazio (grazie ad una produzione corposa e cingente) e si permette pure d’azzannare melodicamente senza pietà quando ne sente il bisogno.

Il loro melodic death metal si avvale di situazioni vagamente alternative, immaginate una bizzarra jam session fra Pantera, At The Gates, Meshuggah e Soilwork e avrete ben presto una vaga idea di quello che andrete a vivere. La voglia di colpire grossolanamente prevale, l’aggressione domina incontrastata, urlata e sfogata sempre con l’ultima briciola di fiato in gola disponibile. Si ondeggia, ci concediamo a ritmiche telluriche, sempre dominate da mezzi tempi tendenti all’alternativo (scusate la ripetizione ma è la sensazione dominante dentro questo mix sonoro) dove la voce trova la libertà di spaziare dal brutale allo “sfogo” passando splendidamente per il pulito (lampante esempio è The Self Centered con le sue smaccate influenze Fear Factory, ma tutte queste “inserzioni” appaiono ben eseguite e mai forzate).

Blind…But Alive è una corazza che permette di tanto in tanto l’intrusione a qualche scalfittura, l’headbanging è sacro ma nemmeno l’unica imposizione (sarà proprio questa particolarità a renderlo più appetibile o di rilievo rispetto a tanti altri) a cui ci troveremo di fronte. Questi ragazzi sanno “squarciare” per concedere l’ideale boccata d’ossigeno, e lo fanno senza deturpare l’impatto accuratamente generato, l’incedere non può far altro che ringraziare schiavo com’è di un “bilanciamento”  ordinato ma sempre ficcante in ogni sua uscita.

Intro (Blind…) e outro (…but Alive) strumentali, nel mezzo i sette brani protagonisti, l’uniformità è l’unica incontrastata sovrana fatta eccezione per qualche ritornello di spicco (The Scapegoat e The Self Centered) che si prenderà qualche grado d’attenzione maggiore. Ma da ricordare saranno senza dubbio la poderosa opener I Am Not (ve lo dico, l’ho particolarmente apprezzata) o la sconquassante armonia di The Master.

Non c’è da girarci troppo attorno, se saprà fare il suo lavoro Blind…But Alive ve lo farà sapere subito, in altri casi meglio lasciare lì il boccone, la digestione ringrazierà sicuramente.

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