Ymir’s Blood – Blood of the Ice Giant

Esordiscono spartani i finlandesi Ymir’s Blood (a due anni circa dall’unico demo Voluspa: Doom Cold As Stone). Armati di tutto punto con scudo, spada ed elmo ci trafiggono per mezzo […]

Esordiscono spartani i finlandesi Ymir’s Blood (a due anni circa dall’unico demo Voluspa: Doom Cold As Stone). Armati di tutto punto con scudo, spada ed elmo ci trafiggono per mezzo di un sound carnale e guerriero, heavy metal rude ed epico nella sua più alta e rozza forma (debitore totale dei Bathory più epici, se il vuoto da loro lasciato è per voi tutt’ora incolmabile dovete assolutamente procurarvi questo Blood of the Ice Giant, non avrà prezzo quello che andrete ad otterrete in cambio), con i convenevoli lasciati ben in disparte, perché la primaria intenzione è quella di mostrarsi per quello che si è, con a traino un bagaglio preciso, fatto di emozioni, e cosa ancor più importante grondante sangue, fatica e sudore.

Chi è solito affrontare lavori come Blood of the Ice Giant saprà benissimo come poter sorvolare su precisioni o perfezionismi tecnici che dir si voglia, non è di certo questo il posto dove masturbarsi per qualche peripezia strumentale “ad affetto” calibrato. Qui c’è solo combattimento ed un linguaggio ben preciso a lui collegato, affondare senza remore con ciò che si ha, esaltarlo e amplificarlo a prescindere, senza curarsi minimamente sul “come” possa venire in realtà fuori. E’ un po come tornare alla “preistoria”, si usa quello che si può, affrontando quello che si trova, i problemi di tutti i giorni diventano bazzecole se rapportati a questa voglia traboccante, a quest’istintiva “primordialità” capace di sgorgare pura quanto la realizzazione di non poterci tirare più indietro di fronte alle difficoltà. E fuoriesce veramente a tutta l’istinto qui dentro, non trova mai pace nel suo continuo lavoro enfatico. Una volta trovata la semplice alchimia non rimane altro che “suonarla”, il risultato sono sei pezzi difficili da fermare, completamente ebbri del loro smisurato senso epico. Irrompono e travolgono sempre più, e noi quasi “manovrati” ci ritroviamo a soprassedere alle imperfezioni che ci sono e sono anche belle chiare, poco ci importa se la voce troverà impossibile dichiararsi “canto” in queste vesti, perché sarà altro a prendere bruscamente le nostre redini e i nostri pensieri (lo stesso concetto lo possiamo applicare allo scolastico e rude piano strumentale).

Heavy metal pagano, cacciatore, esageratamente “slabbrato”, e con retrogusti “epic black metal”. Sono arrivato col adorare ogni passaggio di Blood of the Ice Giant, il feeling ha trionfato e l’adrenalina ha trovato le giuste strade d’accesso. Poco più di mezz’ora trionfante accesa da una High and Mighty e il suo bislacco refrain impossibile da scacciare. Ma una volta accesa la miccia non si potrà fare a meno di “sottostare” a queste volontà così bene ostentate e decise, Sworn to the Sea gira a mille interpretando perfettamente la copertina grazie al suo gelido riffing. Con The Chosen Slain / We, the Bersrkr ci ritroviamo davanti a ben più di un semplice omaggio a Quorthon, emozioni pure a fioccare ridondanti su quei cori impavidi e sgolati. Ma la straripante voglia di questi ragazzi non si placa, Ritual for the Invocation of Thunder è una cantilena ritmica che riesce nel suo piccolo a “svelare” timidamente la loro nazionalità per la prima volta. To Immortal Master Obscure permette la formazione di leggeri e cupi nuvoloni prima della loro completa deflagrazione nei nove minuti finale di Witch Beast, cavalcata doom tanto epica quanto immorale predatrice (impossibile non pensare a Gerrit Mutz e ai suoi Sacred Steel).

Blood of the Ice Giant ha saputo catturarmi in modo viscerale, non si parla certamente di chissà quale masterpiece, ma di un lavoro capace di far emergere l’autentico e naturale spirito che troppo spesso si dimentica della sua stessa esistenza.

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