Wulkanaz – Wulkanaz

Stordente quanto incredula reazione quella avuta con il progetto svedese Wulkanaz. E’ dal 2010 che la band produce roba incessantemente, e così tra full-lenght, split ed ep le uscite lasciate […]

Stordente quanto incredula reazione quella avuta con il progetto svedese Wulkanaz. E’ dal 2010 che la band produce roba incessantemente, e così tra full-lenght, split ed ep le uscite lasciate indietro sono davvero innumerevoli ed è certamente “brutto” iniziare a parlarne solamente adesso, in occasione del quarto album omonimo. Ma posso solo immaginare quello che è potuto accadere in precedenza, e se questa è l’evoluzione dopo otto lunghi anni sono proprio curioso di sentire come diamine suonavano durante “l’età acerba”. Wulkanaz presenza una tracklist gelida e tagliente, roba da veri primordi del black metal (si possono tirare in ballo i primi rudi e sozzi Mayhem), un ritorno vero e proprio, totalmente spaiato e volentereso di gestire solo vera “elementarità”. Si rimane di sasso, sbigottiti di fronte alla voluta ricerca di un qualcosa che viaggia da anni nel reparto “categoria protetta”. Questo disco sembra provenire direttamente dai primi anni ’90, non appartiene a questi tempi e starà proprio qui il potere sprigionato, perché ormai non ci siamo più abituati. Ormai adagiati su dell’altro le nostre orecchie cercheranno istintivamente solo ciò di più sicuro e non la voglia distruttiva/primordiale di fregarsene dell’intero globo professata da Wulkanaz.

Nella musica Wulkanaz si avvertono gelo e carnalità, i brani incidono note dilanianti, sono brevi, sconnessi e ossessivi . Talvolta viene sprigionata pure una marcia anima punk, avvalorata da un sistema mordi e fuggi che ci esporrà infine 33 minuti sparsi su 15 litanie malefiche.

Il primo istinto è stato quello di “ma che cazz…!”. Il sound vuoto e arido da parte sua non aiutava di certo l’immersione e la voglia di “stroncare” già fluttuava prepotentemente nell’ariadurante l’esecuzione delle prime flagellazioni. Ma poi capisci che è solo una questione di “momenti”, e della consapevolezza di saper resistere ad un ritorno alle origini così reale e sbottonato. Valutare prima se stessi e poi il modo di operare dei Wulkanaz è essenziale per decretare quando un disco di questo genere possa dare o meno giuste vibrazioni.

Saper resistere, saper concedere ascolti aspettando l’improvvisa e dannata folgorazione, è questo il percorso da intraprendere con la musica Wulkanaz. Sapremo abbattere quelle apparenti e semplici barriere che si formeranno sia sul versante negativo che su quello positivo?

Suoni sporchi, sensazioni acide e rumore d’ossa provengono dalla cantina. Sicuri di volervi sporcare qui dentro?

Summary

Helter Skelter Productions (2018)

Tracklist:

01. Mårgnanens väv 
02. Himlin
03. Ur djupet stiga kvav
04. Stävjedag 
05. Lykta och bloss
06. Det svultna gap 
07. Stiärnväv
08. Fandens måna
09. Till dagagagn
10. Gryningsgrå
11. Dvälma i dvas 
12. Andanom
13. Vit
14. Skymmeng
15. Bixmulin 

 

Avatar

About Duke "Selfish" Fog