Wound Collector – Eternal Bloodcult

Peter Verdonck è uno stimato sassofonista a cui piace “viziarsi” con delle sane dosi di truculento death metal. Il nostro ha ben pensato di unire le sue più grandi passioni […]

Peter Verdonck è uno stimato sassofonista a cui piace “viziarsi” con delle sane dosi di truculento death metal. Il nostro ha ben pensato di unire le sue più grandi passioni all’interno di un’unica e succosa creatura denominata Wound Collector (e si cimenterà anche alla voce). Trovati in Guy Van Campenhout (chitarra), Ben Van Peteghem (batteria) e Kurt Hermans (basso) dei validi compagni di viaggio il buon Peter è riuscito a coronare la sua bizzarra idea di fondere del truce e ruspante death metal con le sue eclettiche parti di sassofono (perennemente protagoniste). Non ci troviamo quindi di fronte ad un disco di “classica” definizione, dove magari il sax compare si, ma solo per due o tre pezzi oppure per pochi sfuggenti istanti. No, qui le cose sono più che serie che mai, e lo strumento “ospite” diventerà dopo brevi attimi assoluto protagonista, la molla trainante della formula applicata.

Nell’ascoltare Eternal Bloodcult mi si palesano in testa strane visioni di feste di paese. Profumo di fritto e dolcetti nell’aria con arzilli vecchietti intenti a scatenarsi  in pista da ballo sotto il comando dell’orchestra di quartiere. Mi immagino tutto ciò ma con l’unica variante di questi cantori guidati da Peter Verdonck, posizionato di fronte a tutti e con il suo sassofono in braccio e pronto a presentare le sue creazioni dai simpatici nomi di Recapturing The Throne, Crucifixion To The Inverted Cross, History Of Torture o Only Corpses Remain.

C’è sicuramente dello sbigottimento all’inizio, il primo ascolto dirà ben poco arrivando persino a spiazzare a più riprese. Solo un secondo ripasso potrà essere chiarificatore, giusto per fornirci quelle speranze in caso di prematura bocciatura. Io non ne ero troppo entusiasta ma poi i brani hanno cominciato a macinare nella giusta direzione diventando in poco tempo “piccoli, goduriosi tormentoni” (su tutte l’hit Divine Music, Unholy Flesh, forse non a caso scelta per il videoclip di rito). La parte death metal è assolutamente classica e di stampo “spezzato”, ma mai come in questo caso la parte metal diventa inutile se confrontata alle peripezie guizzanti/infiltranti del sax. Lo strumento attira su di se tutte le luci possibili e curiose, inventa e distrugge con naturalezza lasciando al massacro il ruolo di cattivo e “strano” coinquilino.

Le canzoni dei Wound Collector vengono vomitare fuori con blasfemia e ardore, e l’intento è quello di non restare mai troppo fermi sullo stesso posto. I brani sembrano posseduti e coinvolti in una qualche sorta di gara per vedere quanto prima si riesce ad arrivare al traguardo.

Eternal Bloodcult scorre con follia, tecnica e rapidità, non è chissà cosa però il suo piccolo perché alla fine lo ottiene. Tanto classico quanto singolare, una valida alternativa alle solite cose che merita il suo piccolo incastro nella collezione.

About Duke "Selfish" Fog