Worselder – Paradigms Lost

Il secondo lavoro dei francesi Worselder è figlio di una modalità thrash metal che pochi possono permettersi di esibire senza arrecare noia o fugaci e repentini sbadigli. Quando il genere […]

Il secondo lavoro dei francesi Worselder è figlio di una modalità thrash metal che pochi possono permettersi di esibire senza arrecare noia o fugaci e repentini sbadigli. Quando il genere -nella sua forma più classica- ha avuto il suo ritorno di fiamma anni addietro la ramificazione tecnico/intricata/mista non è esplosa di rimando, preferendo restare quel qualcosa di nicchia che in fondo e a ben vedere, è sempre stata. Provare “il salto” è da coraggiosi e i Worselder lo sono senza dubbio alcuno, il loro Paradigms Lost rappresenterà un autentico toccasana, un frullato heavy-thrash dai risvolti tecnico/groove pesante e positivamente ossessivo. E pensare che il primo ascolto mi aveva sussurrato parole “diaboliche”, fastidiose e dal taglio ben poco ispirato. Ma alla fine sono questi dischi quelli che crescono meglio, quelli capaci di portarsi dietro una soddisfazione insperata proprio perché non la si era colta inizialmente. E così quel loro miscuglio di cose e note, quell’insistenza “scavatrice” che regna sovrana all’interno di 54 minuti spumeggianti, intricati ma mai impossibili da decifrare diventa piano piano caratteristica ipnotica alla quale volere un mondo di bene.

Dieci canzoni che attraversano e riaccendono passioni e sfumature viventi e vaganti nel corso degli anni novanta. Una macchia scura che come punti di riferimento fornisce i nomi di Anthrax, Pantera o Machine Head e li unisce con  tratti ora spigolosi, ora melodici dei mondi hardcore/grunge/stoner (all’interno delle ossature percepirete persino cosucce alla Alice in Chains e Stone Temple Pilots giusto per puntualizzare). L’aspetto vocale assume contorni determinanti nel suo passare da registro a registro in modo imprevedibile e sempre creativo. La cosa non arriva mai a stufare, e non c’è miglior giudizio da sentenziare quando la scorrevolezza regna in mezzo a percorsi mai ripetuti.

I brani come già anticipato hanno bisogno della loro gestazione e di scacciare una sensazione di gelo iniziale. Ma dopo, dopo sarà una sorta di banchetto pronto a trascinarci nel vortice di strutture mai quiete e leste nel punzecchiare con le diverse armi messe a disposizione. Per fare un nome di riferimento che possa “spiegare” in qualche modo ciò che vivrete all’interno di Paradigms Lost  vi faccio quello di Seeds of Rebellion, ma pure le varie title track, Idols, The Haven, My Consuming Grief, la lunga Land Of Plenty o l’opener Infighting potrebbero essere menzionate senza problemi. Bisognerebbe citarle tutte lo so, ma molte volte è meglio esplorare la “ricchezza” senza porsi troppe domande, senza conoscere troppo per lasciare così spazio al necessario e sacrosanto stupore.

La produzione vaga pari passo alle intenzioni e completa un pacchetto nostalgico (ma mai spento, ci tengo a sottolinearlo) secco e pulsante, pronto a diventare sempre più spesso e “mentalmente ingombrante” in base alle volte che lo si ascolta. Dategli spazio e tempo e vedrete che li ringrazierete non poco i Worselder.

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