Wormfood – Posthume

I francesi Wormfood possono venir additati di tutto fuorché di convenzionalità, il loro saper unire avantgarde, gothic/dark metal e death metal (ormai qui dissolto) è da sempre sinonimo di forte […]

I francesi Wormfood possono venir additati di tutto fuorché di convenzionalità, il loro saper unire avantgarde, gothic/dark metal e death metal (ormai qui dissolto) è da sempre sinonimo di forte ed appariscente eleganza, su questo non ci piove. Il completo trionfo sonoro avvenne nel 2005 con l’album France, ma solo sei anni dopo arrivò Posthume, disco dai lineamenti “adulti”, efficaci ed avvolgenti.

Posthume non è affatto materia facile da scardinare, le complesse linee melodiche hanno bisogno della loro discreta quantità di tempo prima di sbocciare adeguatamente (ma questo con loro non è certo una novità), ma una volta compresa la formula i Wormfood avranno la strada spianata per colpire l’ascoltatore nel più profondo dei modi.
L’interpretazione vocale domina la scena, e rappresenta senza dubbio la dote di spicco di questi francesi che cesellano pregio su forme “progressive” dai colori oscuri (il cantato in lingua madre aumenta non poco la dose fascinosa del tutto). C’è pacatezza nelle composizioni, ma ci sono anche momenti “di stacco” che forniscono fantasia a brani sempre pronti a stupire o invertire rotta. Diciamo che i nostri sono abili nel fornire le giuste variazioni ritmiche, e molte volte ci colgono di sorpresa lungo l’esecuzione del pezzo di turno.

Les Noces Sans Retour diventa così l’opener ideale (per il loro universo), pronta a ribadire le solite intenzioni alidlà del tempo trascorso, i Wormfood restavano in tal modo i soliti baldi creatori di “genialità articolata” con buona pace dei possibili detrattori. La canzone avanza fra recitazione, potenza ed introspezione, regalandosi anche un grande momento di sitar dopo una strofa rimembrante i Faith No More (davvero da provare). I Type O Negative sono stati per i Wormfood un’influenza di certo non da poco, ma il bello della loro musica è quello di non dare mai precise coordinate di base, nonostante le note non siano (stringendo-stringendo) poi così complesse, esagerate o “pazze”. Per Vanité Des Amants arriverei a coniare il genere avantgarde/gothic tanto per dirne una abbastanza originale (una volta catturati, sarà impossibile evadere dalle sue spire). Acida ed oscura Troubles Alimentaires, tratteggi doom e liriche mai scontate stabiliscono l’essenzialità di una canzone determinante per Posthume.
Passage A Vide rappresenta una sorta di tributo al mitico Peter Steele, ma tranquilli perché le solite “divagazioni” alla Wormfood restano lì a galla belle appariscenti. Salope è breve e a modo suo toccante (saranno diversi i passaggi da non dover trascurare), spezza l’elettricità perenne avuta sin qui ed apre egregiamente al riadattamento di Des Hauts Et Des Bas (pezzo di Stephan Eicher), qui i Wormfood danno libero sfogo all’anima rock e maledetta che in più di un caso respira (subdolamente) e traspare dalle loro composizioni,  il brano viene comunque appesantito e finisce per acquisire un fascino preciso ma soprattutto azzeccato con il resto dell’opera. Gli ultimi importanti intrecci arrivano con Le Seul Amour, altra canzone sulla quale bisognerà concentrarsi attentamente prima del “tuffo” nella speranzosa strumentale di commiato EWB28IF.

Posthume è un disco che richiede già alla radice tempo e pazienza, a suo modo altamente speciale e pensato su ogni micro-passaggio. La classe di questi ragazzi si percepisce con estrema chiarezza ancora oggi, perseverare nel lasciarlo fuori dai nostri ascolti sarebbe un piccolo gesto sbagliato nei confronti del loro approccio al mondo dell’arte.

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