Woe – Withdrawal

Gli Americani Woe e il terzo album. Dopo l’ottimo Quietly, Undramatically (trovate già la recensione) ero li ad aspettarli al varco con non poca trepidazione, quell’opera era stata davvero dignitosa […]

Gli Americani Woe e il terzo album. Dopo l’ottimo Quietly, Undramatically (trovate già la recensione) ero li ad aspettarli al varco con non poca trepidazione, quell’opera era stata davvero dignitosa e rivelatrice di innumerevoli e ricchi spunti. E’ stato così un vero peccato non riuscire a buttare giù il suo seguito chiamato Withdrawal. Il primo viaggio è stato quantomeno strano, e ho iniziato a confidare fosse uno di quei lavori in grado di uscire a distanza, ero si spiazzato ma comunque curioso, voglioso proseguire ed indagare per carpirne la reale o nascosta essenza. La cosa che rimane in testa fin da subito è la violenza messa in circolazione su ogni brano, poco importa se a volte mettono una voce pulita o qualche rallentamento, è il martellamento a colpire con puntualità, e purtroppo non appare sempre brillante come da logiche aspettative. La produzione fa in ogni caso un ulteriore passo in avanti rispetto al passato, pulita, oleosa e possente nel far vibrare le chitarre (ma soprattutto il basso), mentre questa volta non mi convince   una prova vocale senza dubbio varia ma ai margini quasi fastidiosa e dispersiva. Sul disco aleggia uno “spirito post qualcosa” che non riesco proprio a digerire, nonostante qui e lì riescano a pescare il riffs giusto, i Woe non riescono a mantenere saldo l’incipit della canzone nella sua integrità e finiscono per “smaterializzarla”. Finisce che ci si perde, ma è un “perdere” negativo che porta -almeno nel mio caso- al niente, ad una non-conclusione, a rimanere resta poco ed è un peccato perché le intuizioni seppur a fiammate si sentono.

I Woe partono benissimo con l’attacco impressionante di This Is the End of the Story, pezzo che resta almeno due spanne sopra al resto, e mantiene accese le speranze per il sempre eventuale proseguio. Anche la seguente Carried by Waves To Remorseless of the Truth rimane in carreggiata (seppur con fatica) pur facendo intuire il mezzo tracollo a cui andremo incontro con la rimanenza della tracklist. Andremo incontro ad una strada via sempre più piatta ed “innocua” (fa strano parlare di certa musica in questi termini ma non trovo parola migliore), un caos assordante che cerca di soffocare l’attenzione. Loro ci mettono l’anima e tanta, ma tanta rabbia (che porta però all’esasperazione), il problema è che non riescono a lasciare un segno ben preciso, fa strano sentire un prodotto così ben confezionato non riuscire a brillare o marchiare. E’ come se colpissero continuamente il vuoto con l’intento di colpire qualcos’altro, e poi rimani di pietra quando ti ritrovi a dire “cavolo, ma questo frangente è stato davvero bello!” (cosa che capita praticamente su ogni brano).

Non saprei proprio chi potrebbe digerire meglio di me Withdrawal, forse l’ascoltatore ideale è quello che è finito solitamente ad ascoltare cose più violente, “grasse” e miste. Diciamo che la forma si mantiene come black metal, ma il risultato si allontana sensibilmente da quello che generalmente si vuole offrire, almeno questo è il messaggio giunto alla mia testa. Forse è ingiusto o azzardato cercare di votare Withdrawal negativamente, forse era meglio rifugiarsi in un più democratico senza voto, ma ho sentito più giusto mettere a nudo la mia delusione, cosa che forse sarà anche più impopolare se ci mettiamo a guardarci intorno. Sarà una sorta di dedica per chi la penserà più o meno come me, Withdrawal: la corrosione sbagliata.

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