Wizard – Fallen Kings

A quattro anni da Trail of Death tornano gli irriducibili tedeschi Wizard, una formazione che non ha di certo la pressione o l’urgenza di doversi presentare all’esigente pubblico metallico per […]

A quattro anni da Trail of Death tornano gli irriducibili tedeschi Wizard, una formazione che non ha di certo la pressione o l’urgenza di doversi presentare all’esigente pubblico metallico per mezzo di trucchetti o “finte dichiarazioni di sorta”. In cattedra sale la sincerità, niente più, niente meno.

Il loro era un prodotto fatto e finito già ai tempi di quel Bound By Metal che ce li fece apprezzare nel lontano 1999 (disco che custodisco preziosamente). Da quel momento in poi le cose non sono cambiate granché, anche se i nostri certamente hanno affilato le armi e acquisito la necessaria esperienza per poter proseguire quel cammino fatto di ferro fuoco e borchie che nulla avrebbe mai concesso alla parola “stupore”. Su quell’immaginario ben definito e fiero sono nati e prosperati lavori come Head of the Deceiver, Odin, Magic Circle e Goochan, dischi che potrete benissimo scambiare con i successivi Thor, …of Wariwulfs and Bluotvarwes, Trail of Death o il buon ultimo, nuovissimo/scintillante Fallen Kings. Tutti dischi che danno esattamente ciò che devono dare, ognuno con i suoi picchi di un certo livello ed ognuno con quelle tracce che lasciano solo a noi la decisione finale sul come inquadrare una fatica piuttosto di un’altra.

Fuoco e ghiaccio in continua lotta insomma, come le aspettative o la capacità di reggere sulla distanza una carriera e una discografia di questo livello. Sapere a cosa si va incontro senza battere ciglio, è questo che dovrebbe fare l’ideale follower degli Wizard, altre soluzioni non sono veramente contemplabili sino in fondo e riesco a capirlo. La fede nel metal e nella ristrutturazione “alla tedesca” del sound dei Manowar, tutto ciò non è di certo una novità tanto che per parlare di questo Fallen Kings potrei usare gli stessi paragoni o le stesse identiche parole spese per descrivere ogni singolo capitolo partorito nel recente passato (ma mi trovo a scriverne per la prima volta e quindi ecco spiegato il perché di una recensione di questo tipo).

Sven D’Anna da una parte, la solita copertina dall’altra parte, queste le prime armi messeci a disposizione, con quelle non si sbaglia e l’opener Liar and Betrayer sembra messa lì per non lasciare spazio ad alcun pensiero vanesio. Il brano pesta e assume i soliti contorni corali al momento dell’esplosione del suo refrain. I Wizard si trascinano e ci trascinano assieme a loro, ancora una volta attraverso forza, sudore e una voglia che sembra infinita, impossibile da spegnere. E come posso io fare scalette di preferenza vicine alla verità? Io non sono voi e voi non siete me, e sicuramente la stanchezza giocherà la sua partita ancora una volta. Potrà capitare che Fallen Kings vi appaia magicamente come ciò di cui avevate bisogno come l’esatto contrario. Io da parte mia non posso che finire col caldeggiarlo, si perché mi ha preso subito bene, anche se alla fine continuo a preferirgli tanti altri loro pargoli.

Ma l’importante è raggiungere l’obiettivo e i Wizard da questo punto non deludono (non possono farlo! e chi deve saperlo lo sa senza troppe menate), lo capiamo già sulla scia della seconda We Are the Masses, un brano didascalico quanto volete ma che riesce loro bene, così bene che l’ingresso nel cuore dell’album risulta efficace e trainante al momento dell’ingresso di una Live Your Life capace di regalare grasse emozioni nell’incollatura fra bridge e refrain. Brothers in Spirit concede un largo respiro (alla maniera Wizard ovvio) prima della straripante e tesa White Wolf (il cui ritornello -ancora una volta- ci inchioda). La seconda cinquina di frecce si apre fra le spontanee lacrime procurate da una Wizard Until the End, ovvero quel genere di canzone che sempre ci aspettiamo di trovare su un loro lavoro. Antri oscuri si respirano sulle note di Father to Son, canzone che lancia a briglia sciolta la voce di Sven, a seguire troviamo Let Us Unite a consolidare un risultato marchiato indelebilmente dalla doppietta posta in chiusura Frozen Blood/You Are the King con la prima menzionata che trova sicuramente posizione al vertice di tutto Fallen Kings (chiusura del mio ipotetico podio in compagnia di Liar and Betrayer e Wizard Until the End).

Il nostro becero spirito guerriero ringrazia e brinda ancora una volta, si girano fieramente le spalle a tutte le menate riguardanti evoluzione e tecnicismi vari. Grazie ancora una volta Wizard per i vostri inni che tanto bene ci fanno urlare/cantare! Importante ritorno dopo quattro anni non c’è che dire.

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