Wedding In Hades – Elements Of Disorder

Francia e BadMoodMan ci fanno una bella sorpresa con il disco d’esordio degli Wedding In Hades. Ci troviamo nel 2010, un periodo non troppo felice per le uscite gothic/doom, riuscire […]

Francia e BadMoodMan ci fanno una bella sorpresa con il disco d’esordio degli Wedding In Hades. Ci troviamo nel 2010, un periodo non troppo felice per le uscite gothic/doom, riuscire a trovare gli sbocchi necessari non era difatti così scontato in quei tempi, non tanto per la qualità riposta nella musica, quanto per la mancanza di un audience “adeguata”, ovvero di un pubblico capace di recepire al meglio questo intenso e particolare genere. I Wedding In Hades partono dritti sparati verso quella fascia di band su cui puntare senza esitazione alcuna, già da ora, per questo primo passo ma anche per il futuro che si prospetta radioso sulle basi di quest’ottima partenza. Il biglietto da visita si chiama Elements Of Disorder ed è riuscito a catturarmi già dal primo ascolto in maniera molto positiva , insomma, nemmeno il tempo di partire che già mi ritrovo “mentalmente predisposto” nei confronti di una prossima futura uscita.

Non mi capitava dai tempi di Necare e Forest Of Shadows di essere colpito “nel vivo” da certe entusiasmanti sensazioni, è bastata la prima traccia (dopo l’intro) Safety per farle scaturire più forti che mai, la sua forza è stata in grado di sbalzarmi anche su territori cari ai miei adorati Ancient Wisdom (apoteosi personale, mentre la strofa porta direttamente ai piedi di Fernando Ribeiro); questa band molto probabilmente non rientra affatto tra le loro ispirazioni, ma in qualche maniera – credo inconsapevole- sono riusciti inaspettatamente a tributarli alla grandissima (emozionantissimo il finale di canzone).
Poi arriva As You Die e tu ti ritrovi subito con il “pensare in grande”, la tastiera esordisce come sorta di evocazione dei My Dying Bride più crepuscolari (assieme ai Saturnus primarie influenze della band) lanciando uno svolgimento drammatico/intenso capace di sfociare su una frazione violenta ottimamente inserita ed integrata nel contesto. Grandi riffs e produzione capace di farli giungere il più adeguatamente possibile, non potevano fare di meglio i francesi come presentazione. La quarta traccia Centuries of Men continua l’opera di “stupore”, questa volta i nostri propongono un brano doom/death con growl “teatrale” a tirare le redini, accelerazioni e momenti richiamano ancora una volta i My Dying Bride e il loro antico modo di fare.
Riuscire ad essere vari all’interno di un prodotto nato per rimanere dentro una sorta di recinto è il pregio migliore di Elements Of Disorder. Widow arriva ad offrire un altra angolazione del loro sound, di punto in bianco le cose si fanno “dark”, con lo spettro denominato Type O Negative pronto a prendere blandamente il comando. La più lunga del lotto con i suoi otto minuti e mezzo è poi Doomed, qui il sentore dei già nominati Necare si rende forte, in più viene da tirare in ballo un altra grossa influenza base, del tipo “sento non sento” riscontrabile nei Paradise Lost; la canzone seppur positiva non riesce però a convincermi nella sua globalità, tuttavia devo dire che lo spezzone con il cantato pulito rimane uno dei momenti migliori del disco in assoluto. La penultima A Dark Sea (Signaculum Domini) fa venire il pensiero di stare affrontando un finale sotto certi aspetti “sbiadito”, spegnendo di fatto l’esaltazione avuta sin ora. Ma per fortuna arriva The Wise a consolidare la buona riuscita di questo esordio, la canzone finisce fortunatamente sul podio di questo Elements Of Disorder, lasciando così quel necessario “segno”, o meglio ricordo, riguardo l’album nella sua interezza (tante volte sono queste piccole cose a modificare in maniera decisa le sorti). Quello che la chitarra estrae su quest’ultima traccia vale da solo almeno un tentativo d’ascolto.

Gli ormai pochi cercatori di vero gothic/doom metal non potranno farsi sfuggire questo piccolo gioiello, se questi ragazzi manterranno le premesse riusciranno a farsi risentire in futuro, intanto il primo passo è stato fatto, ed è di quelli che contano, anche se magari non si raggiungono costantemente livelli d’assoluto splendore.

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