Warnungstraum – Mirror Waters

Tempo di modificare le coordinate o solo una sorta d’esperimento prima di tornare alla consuetudine? E’ un immaginario bivio ad aprirsi per mezzo del terzo disco degli italiani Warnungstraum intitolato […]

Tempo di modificare le coordinate o solo una sorta d’esperimento prima di tornare alla consuetudine?

E’ un immaginario bivio ad aprirsi per mezzo del terzo disco degli italiani Warnungstraum intitolato Mirror Waters, l’alternativa al classico passando per il “sensoriale”, l’ambient che funge da staffetta, come aspetto “funzionale” (non un riempitivo) e d’appoggio al black metal, e quest’ultimo appare dilatato e leggero, tanto da cambiare decisamente l’approccio (ma senza stravolgere) rispetto a come eravamo con loro abituati.

C’è ancora la Nykta Records al loro fianco e questa è per me la notizia migliore, l’etichetta greca continua a credere in loro e non li abbandona, interessata forse quanto noi nel vedere il tracciato varato ed introdotto ora da Mirror Waters.

Quattro canzoni per poco meno di quaranta minuti, Mirror Waters nasce per pietrificare aldilà dell’ingente durata delle sue esalazioni, non ci troviamo difatti al cospetto di un disco “lento” (e mi ripeto, scordate pure di guardare la tracklist o i minuti di ogni singola canzone, prima lo farete e meglio sarà) nel senso di “quel” disco che richiede una certa quantità di ripassi prima di ricevere il suo verdetto. No, Mirror Waters sprigiona subito il suo potenziale, contatto pelle-pelle, un si o un no pronti a calare istantanei ed inesorabili. Esattamente l’opposto delle apparenze, ed è questo il bello, essere da subito accompagnati a guardare l’immagine e la sua sbiadita copia che riceveremo come risposta, perché questo è Mirror Waters, l’urlo, lo strazio prima della folle realizzazione. In bilico per ben due volte, in queste condizioni percorreremo il disco e le sue ghignanti apparizioni (il secondo “step” lascia senza speranze). Dapprima con la “sostenuta” Antarabhava, astuta ingannatrice del mondo che andrà ad introdurre subito dopo, in primis con una The Gardens of Yima ciondolante ed introspettiva. Con Narkissos riabbracciamo salde chitarre e black metal, ma tutto è proposto con la calma dei forti, il brano gira, cambia espressione ma non esce da quel percorso prestabilito, e dal magnetismo che lì vuol tenerti appiccicato. The Sad Singing Woods è oscura, elegante ma impenetrabile, musica a cui non serve il dono della parola per farsi capire, quello è e da questo punto non si scappa. Non potevano chiuderlo meglio il disco, spazio ai “silenzi”, all’immaginario più qualche “sconfinata” nella dimensione attuale.

Da una parte estremamente semplice, dall’altra sorta di magica intuizione, definirlo o cercare di sponsorizzarlo non renderebbe abbastanza l’idea. L’unica (in)decisione sarà quella di volerci realmente sbattere contro o meno, ma tenetevi bene in testa che Mirror Waters è un lavoro di fioretto, e questa sua metodologia saprà essere più tagliente della lama della sincerità. Godetevelo in attesa della pazzia, avrà un sapore ancora migliore.

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