Warfuck – Neantification

Warfuck dalla Francia, “un furioso gesto grindcore atto II“. Neantification in poco più di venti minuti non ti permette minimamente di fiatare, per noi è riservata un esclusiva parte irreversibile […]

Warfuck dalla Francia, “un furioso gesto grindcore atto II“.

Neantification in poco più di venti minuti non ti permette minimamente di fiatare, per noi è riservata un esclusiva parte irreversibile in veste di “schiavitù”, acchiappati brutalmente per la gola, lasciati lì a “mantecare” per bene sino al raggiungimento di un evidente sfinimento fisico/psicologico.

Il disco si presenta con una produzione molto “reale”, arrivi quasi a sentirla -fredda- sulla pelle e questo rappresenta certamente il lato migliore della release, quello per il quale si meriterebbe un test da qualsiasi fanatico del genere in circolazione. I gruppi di riferimento da citare sarebbero sempre gli stessi di quando si pensa all’etichetta grindcore, quindi a questo giro mi va di tralasciarli per conferire -almeno illusoriamente- un poco più di personalità a questo folle ensemble (sono appena in due ma la rabbia emessa va quantomeno raddoppiata), ma soprattutto a questa creatura che lentamente (al contrario della sua forma) riesce a divorare attenzione e rispetto durante l’espletazione del suo sporco e criminale lavoro.

Neantification è esattamente come una valanga, impossibile pensare di fermarla una volta partita, subissati da continui colpi siamo costretti a prenderceli davvero tutti, brevi arpionate tinte odio primigenio sparate in successione, come se la certificazione di un “non domani” fosse appena planata sulla nostra scrivania in veste di graziosa letterina.

Unite i puntini, pensate agli ingredienti e fatevi un po di male/bene. Neantification è una pratica che vi porterà via davvero ben poco tempo, anzi forse riuscirete a conservare pure un vago ricordo (magari anche grazie allo splendido artwork) per quando avrete l’urgente necessità di quel breve scorcio di sfogo. L’insieme trionfa e degenera, alimenta e fortifica il resto (quello che viene prima e quello che ancora deve passare), ritmiche crude, voce sparata fuori con viscere in dotazione e chitarre che sanno pure anestetizzare grazie a lampi meno spediti (anche se quasi non te ne accorgi). Qui non si reinventa nulla ma il lavoro svolto appare senza dubbio ineccepibile.

About Duke "Selfish" Fog