Vulturium Memoriae – Nato per ragioni ignote

Tre quarti d’ora passati in sospensione, raggelante bellezza contemplata o meglio “venerata” durante il suo inevitabile appassimento. Non c’è traccia di fretta nella musica firmata Vulturium Memoriae, musica che al […]

Tre quarti d’ora passati in sospensione, raggelante bellezza contemplata o meglio “venerata” durante il suo inevitabile appassimento. Non c’è traccia di fretta nella musica firmata Vulturium Memoriae, musica che al solo nascere già si ritrova ad esigere, a richiedere ingenti dosi di pazienza (fuori dagli spazi comuni), devozione ed “inquadramento”, particolare essenziale per potersi calare anima, corpo e particelle dentro questo esordio chiamato opportunamente Nato per ragioni ignote.

Il disco naviga su territori immersivi, mostra scenari profondi e statici per mezzo di una formula etereo/dark che vi farà puntualmente ricordare le “freddure” dei mitici Lycia. Il progetto genovese Vulturium Memoriae (ad operare troveremo il solo Mirg) ci manda lentamente alla deriva, per mezzo di un movimento quieto, riflessivo e mai fuori da linee impostate con precisione già dalla partenza. L’inquadratura non verrà così mai cambiata drasticamente, la musica rimarrà appesa in qualità di unico appiglio possibile, un continuo eco pungente, perché la voce mai arriverà a lambire note sempre liquide ma mai veramente sfuggenti (e dense d’opportuni riverberi).

Nato per ragioni ignote è il classico disco dove le parole finiscono per contare poco, o almeno ne servono poche, pochissime in qualità di breve introduzione, perché al resto penserà solamente il rapporto musica-ascoltatore, solo a tu per tu usciranno fuori “stati essenziali” o “noie invalicabili” di sorta (entrambi possibili alla medesima percentuale, da una parte si dovrà comunque “rischiare”). Serve la necessaria predisposizione e null’altro, perché la musica parla, è soave ma un certo andamento statico turberà sicuramente i poco avvezzi a perdersi completamente su note musicali altamente introspettive.

Serve certamente del tempo (e magari il giusto panorama climatico davanti), in ogni caso null’altro che non sia la semplicità delle cose, osservare come sentire, solo così Vulturium Memoriae riuscirà nel suo intento di trascinarvi nel suo particolare mondo.

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