Visigoth – Conqueror’s Oath

A tre anni dal “botto” di debutto con The Revenant King ritornano ad infarcire le nostre giornate gli incredibili americani Visigoth. Le loro potenzialità hanno squarciato la scena classic metal […]

A tre anni dal “botto” di debutto con The Revenant King ritornano ad infarcire le nostre giornate gli incredibili americani Visigoth. Le loro potenzialità hanno squarciato la scena classic metal dal profondo, mettendoci sotto gli occhi un’evidenza che troppo spesso passa inosservata o peggio “abituata”, perché ancora appagati dalle relativamente recenti sbornie metalliche del caso. I Visigoth ti fanno automaticamente pensare al cambio della guardia e all’invecchiamento dei grandi nomi (il ponte è invisibile ma c’è, e loro te lo fanno sentire tutto). Lo fanno grazie all’enorme qualità che sono riusciti a dimostrare sin da subito con un disco d’esordio a dir poco eclatante e assolutamente sopra la media, capace di lanciare all’istante la band fra i nomi esistenti che realmente contano in territorio classic metal.

L’attesa era dunque “famelica”, poiché il rischio di una casualità era pur sempre forte e possibile. Ma tale rischio è stato allontanato con il nuovo Conqueror’s Oath, un disco che rafforza e salda con vigore il nome fra i grandi del momento. I Visigoth con due album accendono la luce della speranza aprendo di fatto la strada a possibili nuove leve che potranno trovare in loro dei nuovi paladini del genere più classico e fiero dell’heavy metal.

Conqueror’s Oath è un disco così bello, sincero e completo da lasciare ammutoliti; magari non contiene un pezzo “assoluto” del calibro di The Revenant King, ma c’è da dire che sulla distanza -e magari al gioco dei punti- riesce di poco a prendersi le mie preferenze rispetto al debutto. Sarà per merito del senso epico sprigionato dall’ultima title track (pezzo da lacrime subitanee, uno di quelli capaci di lasciarti addosso una voglia infinita) o forse dalla bellissima e fulminante opener Steel and Silver, non lo so, so solo che Conqueror’s Oath scorre giù come acqua di fonte, così fresco da cozzare con quel senso di vecchio che dovrebbe invero dominare la struttura.

La voce di Jake Rogers è a suo modo già iconica mentre non si potrà non approvare e idolatrare il lavoro delle asce del duo Campana/Palmer. Puntuali ma sporchi, con il primo protagonista di quasi tutti gli assoli presenti. La capacità dei Visigoth di rileggere la musica dei Manowar (esclusivamente dei primi quattro dischi), Manilla Road e Cirith Ungol è incredibile e queste otto canzoni -nessuna esclusa- ci ricorderanno quell’entusiasmo (parola chiave e sacra del tutto) che eravamo soliti respirare durante i primi ascolti, quando ancora eravamo dei novellini del caso che si facevano forza con la musica dura.

Leggo la tracklist di Conqueror’s Oath e non so da dove partire per mietere elogi. Forse dal refrain totale di Steel and Silver (che razza di canzone, altissimi livelli davvero)? O dalla ficcante e seducente Warrior Queen? Oppure sulle note di una tripletta veloce e incandescente formata da Traitor’s Gate, Salt City e Blades in the Night? Sorta di sfogo a tutta birra prima di finire in pompa magna, sulle strutture della già menzionata ed epicissima title track (ma senza dimenticare Outlive Them All e Hammerforged).

E niente, i Visigoth danno proprio idea di avere ogni cosa sotto controllo, nonché l’innata capacità di saper dosare durata e metodo d’azione delle canzoni all’interno della vita di un singolo album. Se poi condiamo il tutto con il tocco grafico/inconfondibile di Kris Verwimp possiamo dirci soddisfatti e “completi” su tutta la linea. Proprio come una volta…

  • 80%
    - 80%
80%

Summary

Metal Blade Records (2018)

Tracklist:

01. Steel and Silver
02. Warrior Queen
03. Outlive Them All
04. Hammerforged
05. Traitor’s Gate
06. Salt City
07. Blades in the Night
08. The Conqueror’s Oath

About Duke "Selfish" Fog