Virus – The Agent That Shapes The Desert

I norvegesi Virus realizzavano il loro terzo capitolo discografico nel 2011, il titolo era The Agent That Shapes The Desert, ennesimo ottimo album dell’eclettica band. Chi conosce la musica di […]

I norvegesi Virus realizzavano il loro terzo capitolo discografico nel 2011, il titolo era The Agent That Shapes The Desert, ennesimo ottimo album dell’eclettica band. Chi conosce la musica di Czral (Aura Noir e Ved Buens Ende fra gli altri) non sarà affatto stupito di ascoltare per l’ennesima volta grazia strumentale e preziose composizioni “acidose”. Progressive metal/rock avvolgente, dalle tipiche strutture avantgarde, queste le correnti “sfarzose” usate per cingere l’ascoltatore durante i tre quarti d’ora circa di durata. I Virus amano esibire talento ma amano anche mantenere uno stretto feeling con l’ascoltatore. Basso e batteria incantano per tecnica, perizia e sentimento, risultando determinanti per l’economia del tutto, la voce di Czral poi pensa a fare il resto, trascinando l’ascoltatore in territori ora acidi, ora impervi e poi desertici. Un anima rock pulsante pensa a fornire quella linfa vitale necessaria, su brani ritmati, concisi e dai tratti fortemente onirici. Il consiglio è quello di non desistere se la scintilla non dovesse scoccare subito, The Agent That Shapes The Desert entra difatti nel sangue in maniera tutta sua, piano piano, senza dare mai istantanei e se vogliamo “tipici” segnali positivi. Bisogna solo avere poca pazienza e aspettare la particolare magia nascosta dietro delle composizioni sicuramente ricercate, ma pure tanto-tanto naturali.

E’ proprio la parola “fluido” a rimbalzarmi in testa più spesso quando cerco di descrivere il modo in cui si sviluppa la particolare tracklist, i brani danno una sensazione di familiarità e creano sul resto una sorta di corazza fascinosa. La title track iniziale può stabilire solo uno degli esempi migliori, ma non da meno saranno Continental Drift, Red Desert Sand ma soprattutto Dead Cities Of Syria, a tratti oscura ed epica (tenendo fede alle loro maniere), canzone che non esiterei ad usare per far conoscere il loro operato nel mondo. Le chitarre non smettono mai di intrecciarsi in giri tanto suadenti quanto soft, ma nonostante ciò  riescono pure ad “inquietare” a modo, roba da far ammattire quelli dal palato fine. Il finale regala ancora perle con Parched Rapids e Call Of The Tuskers (qui compare anche Mr.Kristoffer Rygg alla voce con un intervento che ricorda molto le usanze di The Sham Mirrors).

Cercatori di “metal adulto”, sicuramente “poco metal” (ma è a quel pubblico che ci rivolgiamo volenti o nolenti) ma con tanto altro dentro, state dunque all’erta, The Agent That Shapes The Desert potrà affascinarvi come poche cose in circolazione (la singolarità è di certo una sua caratteristica base).

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