Vintersorg – Till Fjälls, del II

Che cura del dettaglio, che discografia, cos’altro possiamo ancora dire riguardo al progetto Vintersorg che non sia già stato detto, ridetto, ribadito e sigillato a più riprese? Potevamo forse pensare […]

Che cura del dettaglio, che discografia, cos’altro possiamo ancora dire riguardo al progetto Vintersorg che non sia già stato detto, ridetto, ribadito e sigillato a più riprese?

Potevamo forse pensare male una volta presa coscienza della “ripresa” del discorso Till Fjälls? Ovvero la classica operazione nostalgica che in molti casi fallisce miseramente schiacciata sotto il peso di un ricordo troppo forte? Potevamo davvero pensare che Vintersorg non sarebbe riuscito nell’impresa di rievocare almeno in parte quell’impronta vecchia ormai di ere? Certo aspettarsi un “colpo di spugna” totale era forse troppo, tanto che il vecchio Till Fjälls non viene raggiunto per quanto concerne gli aspetti essenziali e primordiali (quel sapore di montagna, antiche storie e casolari diroccati non viene qui afferrato, diciamo che sarà un Vintersorg che guarda si al passato ma con l’astuzia di chi ha fatto tanta strada nel mezzo e vuole comunque calzare una produzione dei giorni nostri).

Beh, infine Till Fjälls, del II riesce a fare molto di più, prende l’ispirazione passata senza snaturarla e si permette pure il lusso di allungare il brodo sino “allo sfinimento” (2 cd per quasi un’ora e venti di folklore black metal, la cosa rende l’ascolto riservato solo ai veri cultori dell’artista svedese). Si finisce in tal modo ubriachi di Vintersorg, del suo fare, del suo mestiere, della sua voce e sarà tutto inappuntabile, tutto così perfetto da finire a credere alle favole della “creatività infinita”.

Till Fjälls, del II riesce negli intenti di esaltare e dilatare il lato folk senza perdere di vista quell’aspetto ferale troppo importante viste le radici scelte per l’occasione, una voglia di mordere che mai ci abbandonerà, un velo costante e maturo, pronto a fondersi al meglio con le melodie solo grazie ad anni e anni di comprovate esperienze e “alte scritture”.

Scendere nei dettagli di una tracklist ineccepibile sarebbe oltremodo ripetitivo. Basterebbe la prima Jökelväktaren per ammutolire all’istante le malelingue (da apoteosi il “break” centrale, quasi un eco al tema di The Hall of the Mountain King della vecchia e indimenticata För kung och fosterland), la canzone sprigiona perfezione e intrecci d’alta scuola, mettendo sotto i riflettori tutte le caratteristiche conosciute della band svedese. Non da meno la sentita En väldig isvidds karga dräkt (uno dei migliori refrain scritti dal monicker? al momento propendo per il si), la successiva Lavin o il tuffo al cuore registrato all’apertura di Fjällets mäktiga mur. Di certo c’è l’aspetto massiccio globale di tutto Till Fjälls, del II, così marcato e portato avanti con sciolta fierezza che pure i brani del secondo cd (composti agli esordi e mai pubblicati/terminati sino a oggi) non lasciano spazi riguardo a eventuali indizi. E per la cronaca non si può evitar di far menzione delle varie Obygdens pionjär (canzone che urla: trademark!trademark!trademark!), Vinterstorm (tormenta-tormentone “För vindblottad skog, katastrof”), Vårflod (breve e delicata nostalgia accompagnata dall’immancabile complicità di Cia Hedmark) e la misteriosa Tillbaka till källorna dal secondo cd.

Il ritorno tanto sbandierato alle radici non può dirsi completato al 100% (la vedo più una continuazione degli ultimi lavori ma con occhi che guardano meglio al passato), se ciò aveva ingrossato le vostre aspettative pazienza, sarebbe un peccato non apprezzare appieno la nuova fatica, il fantomatico ritorno alle montagne di Mr.Hedlund (che ancora una volta va pienamente ringraziato), gioiamo dunque ora che sono nuovamente custodite.

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