Veld – S.I.N.

I nomi li avevo fatto in precedenza, quando avevo speso buone parole per Daemonic: The Art of Dantalian. Le cose a distanza di tre anni non sono troppo mutate ma […]

I nomi li avevo fatto in precedenza, quando avevo speso buone parole per Daemonic: The Art of Dantalian. Le cose a distanza di tre anni non sono troppo mutate ma bisogna pur dire che i bielorussi Veld ne hanno segnate di “nuove asticelle” per quanto concerne il fattore affidabilità. Certe formazioni sanno come maturare, c’è chi lo fa drasticamente sconvolgendo e c’è invece chi lo fa piano piano perché ancora coinvolto/convinto dalla musica scelta di esibire. Non c’è dubbio che il nuovo S.I.N. sia lavoro di indubbia qualità, persino migliore del fortunato predecessore per quanto mi riguarda. Le qualità sono ancor di più al loro posto, perfettamente consce sul dove e come andare a parare. La produzione crea e disfa su note costantemente massacranti, persino quei rallentamenti di “chiara fonte primaria” non smettono di opprimere in una data e nefasta direzione. Ma a convincere maggiormente sono le strofe buttate in faccia con rabbia, disprezzo e blasfemia, strofe tutte da seguire prima del loro disfacimento a favore di ritornelli essenziali, privati da particolari orpelli.

La tecnica viene messa a servizio di brani che cercano di allungare il brodo ma senza strafare (una sensazione questa abbastanza presente e ben sparsa). Positivi i solos, giusti attimi di congiunzione tra i diversi movimenti adottati dalle canzoni.

I tre quarti d’ora di S.I.N. maciullano a dovere, ci frammentano e tagliano con lame grosse ma perfettamente affilate per l’occasione. La doppietta formata da Everlasting Hate e Divine Singularity domina la prima parte dell’album mentre per la seconda mi tocca citare il terzetto conclusivo formato da Perfecting Slavery, dalla oscura Hatred Forever Dispersed e da una Throne of Sin perfettamente oliata e furiosa, capace di rappresentare quel classico-ultimo e insaziabile boccone.

Insomma, si sono presi il loro tempo (quello giusto visto adesso a priori) i Veld, e così hanno “sbancato” grazie anche all’apporto della sempre interessante e calibrata etichetta francese Listenable Records. S.I.N. è austero, possente, avanza con orgoglio sopra quel campo di battaglia ormai usurato del death metal. Non teme confronto con le nuove leve e per questo si merita lo spazio nel reparto dei top album. Sapere quello che si fa (o quello che realmente si vuole) molte volte paga più delle aspettative. Un bel bravo i Veld se lo prendono, e pure con tanto di lode.

About Duke "Selfish" Fog